Certo è che una rimonta subita da +27 in casa lasci delle scorie. L’Olimpia Milano ha risposto, soprattutto con le seconde linee, vincendo a Scafati. Ma la vera notizia della domenica è un’altra, ovvero la possibile firma di Nico Mannion dalla Pallacanestro Varese. Tutto è maturato molto velocemente e da che il giocatore doveva essere la pietra miliare della nuova Varese, impegnando una cospicua parte del budget, è diventato in uscita anche, secondo quanto abbiamo potuto apprendere, forzando un po’ la mano.
Da qui la chiamata di Ettore Messina a Luis Scola per la possibilità di aggiungere il Red Mamba al roster dell’Olimpia Milano. La semplice richiesta di Scola è stata: “C’è da pagare” e a quanto pare l’interesse in contropartite tecniche sembrerebbe relativa, in quanto l’idea è di ricavare i soldi necessari per risistemare un roster decisamente in difficoltà in questo inizio di stagione.
Il matrimonio sembra si farà, ma che senso potrebbe avere per l’Olimpia?
Perché no?
Perché Nico Mannion ha dimostrato alla Virtus Bologna e al Baskonia di non avere il pedigree, ma banalmente anche il ceiling, di un giocatore da Eurolega. In due realtà diverse, di cui una che ha sempre valorizzato benissimo i propri giocatori, non ha trovato spazio. Come potrebbe quindi farlo in una società che negli anni non ha quasi mai valorizzato i propri giovani italiani (detto che ormai Mannion non può essere considerato giovane)?
Mannion ha un tipo di gioco arrembante, fatto di ritmo e anche una relativa inclinazione alla difesa e questo non si sposa nella maniera più assoluta con la concezione del basket di Ettore Messina, il che potrebbe renderlo un acquisto dal relativo senso tecnico e che comporterebbe anche una certa spesa in termini economici. Avrebbe mai senso acquisire un giocatore per farlo giocare solo in campionato? Con il fine di alleggerire il peso sugli altri esterni? Che poi sarebbero Dimitrijevic e Bolmaro, le due pietre miliari del nuovo corso, due giocatori giovani e che hanno bisogno di giocare e creare una chimica tra loro e di squadra anche in ottica europea. Da molti lati in cui la si guarda, l’addizione di Mannion per di più pagando un buyout, è difficile da comprendere visto che si era parlato di profili che potessero dare un’aggiunta considerevole alla qualità in ottica europea.
Perché si?
Perché un altro italiano serve. Probabilmente questo presuppone che qualche altro italiano voglia andare via dall’Olimpia per giocare maggiormente e non fare da tappezzeria sia in Eurolega, dove magari può avere senso, ma anche in campionato, dove le seconde linee possono e devono essere più coinvolte per dare il loro contributo. Di certo Mannion ha la capacità di creare dal palleggio e avere un po’ d’imprevedibilità che manca endemicamente a questa squadra, ma per sfruttare questa peculiarità bisogna dargli la libertà di poterla esprimere, perché altrimenti diventa immediatamente un limite alla stregua di avere una macchina di grande cilindrata e usarla solo per andare in città a fare la spesa. Quindi parliamo di un’occasione che si è creata in corso d’opera, magari inaspettata, che porta a completare il pacchetto italiani in ottica campionato, ma che non sposta di una virgola la questione Eurolega, dove si richiedeva un livello di competitività differente. Meglio di Mannion a livello di italiani è difficile trovare, soprattutto in questo momento della stagione, quindi si crea un’occasione e la si coglie. Il che può avere senso. Quanto questo sia effettivamente un’occasione è tutto da valutare.
Ci sono molti più dubbi, ombre e domande, che certezze e lati positivi da questa operazione che, sebbene confermata da diverse fonti, non è ancora ufficiale e quindi si parla ancora per qualche tempo di possibilità e ipotesi. Di certo è difficile capire il fit tecnico che Mannion possa avere in questa Olimpia Milano, oltre a cosa possa davvero aggiungere a un roster che in Italia risulta comunque dominante, ma che i Eurolega occupa i bassifondi.
