Una prima parte di stagione zoppicante. Così possiamo definire il cammino della Openjobmetis Varese dopo 14 partite (5 vinte e 9 perse). Cambi di roster, alcuni importantissimi (out Nico Mannion), infortuni, scelte sul mercato non esattamente azzeccate. Questi e altri ancora i motivi di riflessione. Il tutto affidato ad un allenatore esordiente come Herman Mandole, in realtà al suo terzo anno nel club biancorosso e con altre esperienze prestigiose (è assistent coach di Pablo Prigioni nella Nazionale argentina), ma pur sempre alla prima esperienza da head coach. E se è vero che “il buon marinaio si conosce nelle tempeste” il duo Mandole-Legovich sta provando a svoltare la stagione della Openjobmetis verso acque più tranquille.
Calendario recente
La “vittoria della paura” contro Napoli e il primo successo esterno stagionale a Sassari hanno regalato all’ambiente un pizzico di tranquillità. Ambiente scosso a più riprese dalla contestazione a coach Mandole, a Luis Scola e al club nei momenti più duri. La Openjobmetis si è anche messa in cintura i due scalpi più nobili del campionato, Olimpia Milano e Virtus Bologna, a dimostrazione che a Masnago è sempre difficilissimo passare. L’ultima del girone d’andata propone la Nutribullet Treviso, formazione in fiducia, di talento e di grande energia, reduce da 3 vittorie nelle ultime 5 partite e che si giocherà l’accesso alla Final Eight di Coppa Italia proprio alla Itelyum Arena. Vincere e portare a 3 la striscia positiva, per di più davanti ai propri tifosi, sarebbe di fondamentale importanza per la Openjobmetis.
Aspetto positivo
Pur nelle difficoltà il club continua a dimostrarsi una eccellente “fabbrica di giocatori”. Soprattutto italiani (ma non solo, se pensiamo nel recente passato alla valorizzazione dei vari Colbey Ross, Markel Brown, Tariq Owens, Sean McDermott). Prosegue la tradizione. L’anno scorso Davide Moretti (che quest’anno ha ritrovato la maglia azzurra). Quest’anno l’esplosione di Matteo Librizzi, la consacrazione di Davide Alviti e gli spazi conquistati con merito da Elisèe Assui, a cui oramai stanno stretti i campionati in Under 19 e in Serie B Interregionale, nella squadra laboratorio del Campus.
Aspetto negativo
Varese è una squadra con troppi ups&down, soprattutto difensivi, e black out che vanificano specialmente in trasferta quanto fatto di buono nel corso dello stesso match. “Siamo una squadra giovane” continua a ripetere Herman Mandole, che aggiunge “possiamo fare bene solo se giochiamo per 40’ da Pallacanestro Varese”. Già, il sistema di gioco. Chiamatelo Moreyball per intenderci. Punto di forza o punto di debolezza? Probabilmente un po’ l’uno e un po’ l’altro. Ma Luis Scola e il club non ammettono deroghe. A Varese si gioca e si giocherà sempre così, nel bene (l’anno degli Immarcabili) e nel male (le brutte sconfitte dell’anno scorso e di quest’anno). Nonostante i dibattiti tra i tifosi degni del Concilio di Trento del 1545 in materia di dogma e dottrina (in questo caso cestistica).
Giocatore chiave
Abbiamo parlato più volte del neo capitano Matteo Librizzi, uomo rivelazione della stagione di Varese e del campionato. E allora spendiamo volentieri la citazione per Davide Alviti. Arrivato in punta di piedi da specialista, l’ala di Alatri ha avuto l’intelligenza e la bravura di riscoprirsi giocatore totale, come già a Trieste, dopo anni da specialista 3&D a Milano e a Trento. Oggi è uno dei giocatori più completi e affidabili della LBA e non a caso ha ritrovato la maglia azzurra nella finestra di novembre. A 28 anni la tappa varesina può rappresentare una svolta nella sua carriera. Giocatore pulito, essenziale, in grado di punire dall’arco piedi per terra, ma anche di garantire alla squadra fisicità, difesa, palle recuperate, assist e rimbalzi. Insomma un giocatore ritrovato per il basket italiano, su cui Varese punterà sicuramente per il futuro.
Obiettivo prossimo futuro
Allungare la striscia positiva per allontanarsi dalle zone pericolose e pericolosissime della classifica. E giocarsi un girone di ritorno con meno patemi d’animo e qualche ambizione in più. Nel rebuilding della squadra tanti hanno lodato il nuovo assetto degli esterni Librizzi-Hands-Bradford. Vero. Bradford, arrivato a gettone dopo la A-2 a Piacenza, ha portato maggiore fisicità, difesa e attacco al ferro. Chiamatelo “effetto Desonta”. Quasi a dimenticarsi, però, che al momento è in infermeria un certo Keifer Sykes. Se saprà ritornare il giocatore che è sempre stato, noi prima di mandare in casa di riposo il playmaker di Chicago ci penseremmo un attimo.





