Una delle figure che più ha cambiato la narrativa intorno alla pallacanestro in Italia è senza dubbio Federico Buffa. Giornalista simbolo di tante partite e telecronache dagli anni ’90 in poi, da qualche anno Buffa ha abbandonato le telecronache per dedicarsi pienamente al teatro e a ciò che più gli piace fare, ovvero raccontare. Nonostante questo, ancora oggi Federico Buffa rimane un assiduo appassionato di basket e una figura da tenere sempre d’occhio in qualsiasi sua dichiarazione. Ospitato al Poretcast di Giacomo Poretti, Buffa ha toccato molti temi della propria vita tra cui proprio la pallacanestro. Tra gli argomenti trattati, anche la vita di un personaggio tra i suoi preferiti da raccontare come Dennis Rodman.
La vita di Dennis Rodman è tutta un romanzo. Un romanzo irripetibile. Mi ricordo un anno, l’anno incredibile dei Bulls quando Michael Jordan è tornato. Il giornale di Chicago voleva far rincontrare Dennis con suo padre, che lui non ha mai visto. Suo padre gestiva un bar nella giungla filippina, uno dei posti più pericolosi del mondo. Lui arriva a Chicago – ci saranno stati meno venti gradi – con la camicia da giungla filippina. Dennis dice: ‘Se si avvicina gli sparo con questa pistola’ e la fa vedere. In America hanno tutti la pistola.
Allora il padre rilascia un’intervista dove dice: ‘Il problema è che ho fatto molte famiglie, adesso qui nelle Filippine ce ne sono tre o quattro. Sì, mi ricordo di Dennis, non l’ha mai visto.’ Dennis cresce in un quartiere dove, a pochi mesi dalla nascita, sua mamma lo sta cullando mentre sfrecciano le auto della polizia. Le auto sono quelle delle FBI, perché stanno inseguendo Lee Oswald, che ha appena sparato a John Fitzgerald Kennedy e si rifugia in un cinema che è vicino alla casa di Rodman.
Già basta questo, ma potremmo andare avanti mezz’ora. Il papà di Rodman dice: ‘Sì, ho fatto varie famiglie. Sì, mi ricordo quella famiglia che avevo a Dallas. Però purtroppo ho sempre avuto questo problema di mio padre…’
Il nonno di Rodman viveva a Chicago e Dennis lo andava a trovare tutti i giorni per accudirlo. Viveva su questi posti che ci sono a Chicago dove la metropolitana passa di fianco alle case, è sopraelevata, e in una di quelle lì viveva il nonno. Quelli che facevano l’intervista col papà di Rodman gli chiesero quale fosse il problema. Lui rispose: ‘Mio padre mi chiamava femminiello, perché lui ha avuto 99 figli”.
