Protagonista di Uomini e Canestri, la rubrica di Repubblica-Milano è Sasha Djordjevic, ex di lusso delle due big del nostro basket. Il fuoriclasse serbo ha giocato e allenato Olimpia Milano, mentre ha regalato l’ultimo tricolore alla Virtus Bologna. E proprio delle sue due grandi ex squadre ha parlato, insieme a tanti altri aspetti.
Ecco le dichiarazioni salienti di Sasha Djordjevic.
Sui cambiamenti
“In questi anni c’è stato un rebuilt caratteriale anche se non se ne è parlato molto: in poche stagioni l’Olimpia ha perso nomi pesanti, dei leader come Melli, Hines, Datome e Rodriguez e lo spogliatoio non ha più certi appigli, quei cuscini per attutire i momenti difficile che in EuroLeague arrivano sempre, anche perché il Forum non è un campo che fa la differenza, come Belgrado o Atene, e gli avversari sanno che è un po’ più facile vincere qui”.
Sugli infortuni
“Ovviamente si è sentita la mancanza di Nebo, perché un lungo è fondamentale per creare il triangolo su cui costruire il gioco. Ma io dico sempre che ci vogliono tre cose per vincere: le guardie, le guardie e le guardie. Perchè le decisioni le prendono loro. A Milano ne hanno viste tante fortissime, e tante altre hanno sofferto il confronto, la pressione e il mugugno della gente insoddisfatta che in campo, al Forum, si sente benissimo. Bolmaro ne è uscito, Dimitrijevic no”.
Sulla corsa scudetto
“Credo che quest’anno non ci siano solo Milano e Bologna in lotta per il titolo. I loro alti e bassi, i contrasti societari della Segafredo espressi in pubblico, le rendono più avvicinabili per avversarie come Brescia o Trento. Poi c’è Trapani: un proprietario entusiasta, un allenatore come Repesa e con Alibegovic che giocò dei playoff pazzeschi con me alla Virtus. Se una tra Milano e Bologna non giocasse la finale scudetto, non mi stupirei”.
