Vero, nei playoff è tutto diverso. Così accade che per Cantù la cattiva notizia diventa paradossalmente una buona notizia: nel meritato successo di gara 1 sulla Fortitudo (72-64) sono quasi motivo di maggiore fiducia i soli 3 punti di McGee, che non entra mai offensivamente in partita e fa registrare il più basso tabellino dell’intera stagione (3 punti, con 1/8 dal campo). Per la guardia Usa ci sono sì 5 assist e 2 palloni recuperati a certificare l’applicazione difensiva evidenziata anche da coach Brienza nel post-partita, ma non è certo solo quest’ultima che gli viene chiesta. Così come non possono essere considerati sufficienti nell’immediato futuro i soli 2 punti e 6 rimbalzi di Hogue.
La buona notizia è però appunto quella che l’Acqua San Bernardo mette in tasca il primo punto della serie al PalaDesio senza (quasi) americani. La parentesi è obbligatoria per la doppia nazionalità del top-scorer Basile, che all’inizio soffre la marcatura nel colorato di Gabriel ma è poi bravo a mettersi in partita trovando fiducia dall’arco: 4/7 nelle triple per 20 punti totali, con il bottino che potrebbe anche essere più cospicuo se nella seconda parte il volitivo Grant non mancasse facili appoggi al ferro.
Ma Cantù, come non può non osservare alla fine lo stesso coach Caja, è brava anche a trovare diversi altri protagonisti nel corso dei 40 minuti. L’elenco è davvero lungo: in doppia cifra con Basile ecco un Moraschini offensivamente efficace nella prima parte (11 punti su 14 già all’intervallo, con 4/12 dal campo) e sempre presente in marcatura come a rimbalzo (5), insieme con un Baldi Rossi (13 con 5/9 dal campo, 5 rimbalzi) abile nel mixare le conclusioni dalla lunga con le incursioni nel colorato per innescare parte dei 9 assist di un De Nicolao che diventa decisivo in regia con il passare dei minuti. Poi ci sono le due triple di Valentini (8) che propiziano il mini ma decisivo break di inizio terzo quarto e i piccoli ma importanti contributi di tutti gli altri e da entrambe le parti del campo.
Per la Fortitudo Bologna, invece, c’è praticamente solo Aradori e solo per metà partita: 19 punti prima della pausa lunga, la metà esatta del fatturato dei suoi in quel momento (41-38 alla seconda sirena), per poi chiudere a 23 sfiancato dalla plurima staffetta difensiva orchestrata da coach Brienza. Con le percentuali di Aradori cala così l’intera Fortitudo, anche perché le statistiche dei suoi due americani, entrambi in doppia cifra, nascondono un insufficiente impatto sul match.
Negli 11 punti e 6 rimbalzi di Gabriel c’è per esempio un pessimo 1/7 da oltre l’arco con diverse conclusioni quanto meno estemporanee, mentre i 13 punti e 9 rimbalzi di Freeman vengono messi insieme anche soprattutto nell’ultima frazione, a giochi ormai fatti. E proprio di Freeman è poi la giocata più “incredibile” dell’incontro: a fine secondo quarto, dopo essersi prodigato come paciere durante una prolungata rissa verbale tra Gabriel e Hogue, realizza il canestro del 38-38 e… si prende un assurdo tecnico perché guarda in cagnesco Hogue intimandogli il silenzio con il dito indice portato davanti alla bocca.
Anche il self-control è tutto diverso nei playoff, ma avercelo davvero può fare la differenza già a partire da gara 2 (lunedì 12, sempre al PalaDesio), ancora di più per un roster come quello della Fortitudo che può essere messo in forte difficoltà da una cattiva gestione dei falli. (Paolo Corio)





