83 a 59 il risultato, 98 a 55 la valutazione di squadra: nessun dubbio sulla supremazia di Cantù nell’1-0 su una Rieti che al PalaDesio resiste solo per un quarto scarso. Un divario così marcato da indurre entrambi gli allenatori a premere per ragioni diametralmente opposte il tasto “reset” in vista di gara 2 di semifinale: per coach Alessandro Rossi «perché i playoff ti danno la possibilità di azzerare tutto dopo ogni partita e noi dobbiamo sfruttarla, sperando che in questa serie la verità stia nel mezzo tra i tanti punti di forza di Cantù e i nostri punti deboli visti questa sera»; per coach Nicola Brienza, «perché oggi è andato tutto fin troppo bene, ma non abbiamo ancora fatto niente e lunedì sera mi aspetto una Rieti determinata. Dobbiamo subito resettare per mantenere concentrazione ed energia».
A impressionare in gara 1 è la difesa no-stop dell’Acqua San Bernardo, che davvero non smette mai di metterci il fisico e le mani, nemmeno a risultato già ampiamente acquisito. L’immagine-simbolo di tanta determinazione? Valentini e Hogue che a 3’ dalla sirena finale si gettano a recuperare un pallone, con l’americano che appoggia poi in contropiede il +23 (76-53). Ma è tutta la squadra che dopo 5 minuti di assestamento inizia a dannarsi l’anima per complicare ogni attacco di Rieti, che chiude con il 44% dal campo (27.3 da oltre l’arco) ma soprattutto finisce per perdere 19 palloni e molte sicurezze un quarto dopo l’altro.
Se difendi bene, si sa, attacchi meglio. Ma se difendi benissimo come questa Cantù? Allora finisci con tutti gli uomini a punti (eccezion fatta per un Possamai impiegato per soli 5”) e con sei in doppia cifra: 13 (10 già all’intervallo) per il top-scorer Moraschini, che con Baldi Rossi ancora out (ma ci sarà in gara 2) infila da vero capitano sulla prima sirena la tripla del 26-20 che di fatto lancia il successivo break vincente; 12 per un Basile che mulina le braccia tanto per farsi largo nel colorato (4/6 da due) quanto per recuperare palloni (4) e altri 12 per un McGee a sua volta tanto attento in copertura quanto abile a sfruttare le disattenzioni avversarie per un paio di penetrazioni vincenti; 11 a testa (inclusa la tripla acrobatica del 53-37 e con l’aggiunta di 3 assist) per il “motorino” Valentini così come per un Hogue vera presenza nel colorato (5 rimbalzi e diverse correzioni a canestro) e per un Okeke (5/7 da due, 5 rimbalzi) che all’innato atletismo aggiunge ora la voglia di artigliare ogni pallone.
Poi per Cantù ci sono gli 8 assist di De Nicolao e, fuori referto, il solito “plus” in difesa di Riismaa e di Piccoli, che rende da subito la vita difficile in regia a un Monaldi (5 punti, 3 assist) che non entra nella serie di semifinale come già era rimasto ai margini di quella dei quarti contro l’Urania. «Se siamo qui, è merito di tutta la squadra, ma anche ampiamente suo», ci dice a fine match coach Rossi. «Per caratteristiche Monaldi è però un giocatore che soffre l’innalzamento di fisicità tipico dei playoff e occorre allora dargli il giusto supporto: siamo una squadra di sistema, possiamo vincere solo se giochiamo insieme e ci aiutiamo gli uni con gli altri».
Tornando all’Acqua San Bernardo, in un basket universalmente segnato da continui break e contro-break, è da rimarcare anche quel sapersi mettere davanti e non mollare più l’inerzia del match come già avvenuto in gara 5 contro la Fortitudo. Un’applicazione mentale da squadra in missione, che si sta manifestando al momento giusto e che a quanto pare ha origini nello scorso, tormentato marzo: «E’ stato nella vittoriosa Final 4 di Coppa Italia che abbiamo finalmente maturato questa identità, continuando poi a coltivarla a dispetto di qualche altro passaggio a vuoto», ci spiega Riccardo Moraschini. «In questi playoff siamo sinora riusciti a controllare le partite nei match in casa e l’obiettivo è ovviamente quello di riuscire a farlo anche lontano dal PalaDesio, partendo dalla consapevolezza che siamo una squadra lunga, dove tutti devono e possono fare qualcosa. Ora bisogna resettare, ma tenendo conto di quanto di buono abbiamo fatto in gara 1». Resettare per replicare, insomma. (Paolo Corio)
