La stagione NBA 2025-2026 è iniziata con una preoccupante ondata di infortuni che ha colpito molti dei giocatori più rappresentativi della lega. Da Victor Wembanyama a Joel Embiid, passando per Anthony Edwards e Giannis Antetokounmpo, il numero di stelle costrette a fermarsi è allarmante. Questi atleti non solo sono fondamentali per le loro squadre, ma anche per l’appeal della lega, che ha appena siglato un contratto di diritti media da 77 miliardi di dollari con importanti broadcaster. La domanda che sorge è: la NBA e i suoi partner sono disposti a investire tempo e risorse per capire le cause di questi infortuni e trovare soluzioni efficaci? Di seguito, l’analisi condotta da The Athletic.
Negli ultimi anni, la NBA ha assistito a un incremento degli infortuni, in particolare tra i suoi giocatori di punta. Già nei primi mesi della stagione, nomi illustri come Jayson Tatum, Kyrie Irving e Damian Lillard hanno subito stop significativi. Secondo analisi recenti, i giocatori “star” stanno partecipando a meno partite e minuti rispetto a due anni fa. Questo trend ha sollevato interrogativi sulla gestione della salute degli atleti e sulla necessità di una revisione del calendario di gioco.
La questione degli infortuni non è nuova, ma la crescente velocità e intensità del gioco potrebbe essere un fattore determinante. La NBA ha visto un aumento delle azioni di gioco rapide, con tantissime squadre che superano i 100 possessi per partita. Tuttavia, non tutti gli esperti concordano su questa spiegazione, e alcuni sostengono che la preparazione atletica dei giocatori non sia adeguata.
Le opinioni sulla causa degli infortuni variano. Mentre alcuni esperti, come Swin Cash, sottolineano l’importanza di investire nella comprensione dell’anatomia umana e nella preparazione fisica, altri dirigenti ritengono che i giocatori non stiano correndo abbastanza durante l’estate per prepararsi adeguatamente alla stagione. Inoltre, l’intensificazione del ritmo di gioco potrebbe contribuire a un aumento del carico fisico, ma non tutti concordano su questo punto. Alcuni team non hanno registrato un aumento di infortuni muscolari, suggerendo che la preparazione e la gestione del carico di lavoro possano variare significativamente da una squadra all’altra.
Il dibattito si estende anche alla struttura del calendario. Con 82 partite in una stagione, molti si chiedono se una riduzione del numero di gare o l’eliminazione dei back-to-back possa migliorare la salute degli atleti. La lega ha già fatto alcuni passi per ridurre il numero di partite consecutive, ma è chiaro che serve un’analisi più approfondita.
La situazione attuale richiede quindi un intervento collettivo da parte di tutti gli stakeholder della NBA, inclusi i team, i giocatori e i broadcaster. È fondamentale che venga istituito un gruppo di lavoro che possa analizzare i dati sugli infortuni e proporre soluzioni pratiche. La salute dei giocatori deve diventare una priorità, non solo per il bene degli atleti, ma anche per il futuro della lega stessa.





