3Q – 4Q
- Matt Thomas dominante nei primi 2′ del 3Q: se in attacco il tiro è una minaccia da alta EuroLega, è l’abilità nel leggere la difesa in closeout e l’attività lontano dalla palla in difesa su Belinelli a trasformare sia l’impatto dell’americano che quello dell’Alba nella partita. Il bello della pallacanestro: 15′ di riposo negli spogliatoi e applicazione mentale alla gara completamente opposta ai due quarti precedenti.
- Piccola modifica sulle uscite di Belinelli: Koumadje cambia sul blocco ma contiene di più, non esponendosi con una postura troppo vicina e sbilanciata a quella del #3 bianconero ma coprendo il centro dell’area. Obiettivo: non incorrere in falli sul tiro del capitano della Virtus e negare il passaggio verso Dunston accoppiato al piccolo dell’Alba.
- Koumadje droppa profondo, Dunston prende i consueti e attesissimi tiri da 3 dall’angolo. Scherzi a parte, l’approccio al gioco dei lunghi esclusivamente rim finisher, anche in contesti europei e italiani (Papagiannis del Fener e Tariq Owens di Napoli, per fare un paio di altri nomi), chiamati a prendersi con nessuna esitazione tiri che non appartengono, non sono mai appartenuti e mai apparterranno naturalmente al bagaglio tecnico è da sottolineare ancora e ancora.
- Quanto l’Alba sia squadra da EuroLeague e non solamente di EuroLeague è ancora da definire; su quanto la difesa perimetrale della Virtus della prima metà di 3Q non sia a tutti gli effetti al livello della competizione, dove anche i roster meno attrezzati hanno talento individuale di buonissimo livello (vedasi Sterling Brown), i dubbi sono meno. Dopo la True Shooting% migliore dell’anno per l’Alba nella gara d’andata, stavolta la squadra di Gonzalez raggiunge i picchi realizzativi stagionali sui possessi conclusi dal palleggiatore nel P&R: 66.0%, abbastanza basso se inteso come picco ma che dice abbastanza della tragica stagione dell’Alba e del livello di intensità difensiva virtussina al rientro in campo.
- Per una serata dove la Virtus Bologna di Luca Banchi gioca da Virtus Bologna di Luca Banchi per brevi tratti nella ripresa, l’occasione è ghiotta per aprire una finestra più “filosofica”. Quanto margine di errore ha questa squadra? Oppure: quanto si potrà permettere momenti di vuoto pneumatico a livello psicologico in gare che non conteranno all’interno di una stagione regolare composta da andata e ritorno? A livello tecnico e tattico anche la serata di Berlino ha mostrato una notevole capacità di adattarsi alle specifiche dell’avversario, ma per qualche possesso è parso scomparire l’essere connessi mentalmente al 100% di tutti i membri del quintetto. Incidentalmente questo è avvenuto quando in campo c’è stato lo Starting Five (Hackett-Cordinier-Belinelli-Shengelia-Dunston): che per questo gruppo e questa espressione di pallacanestro sia più influente della media la componente mentale invece che quella tecnica, tattica o fisica? Ai posteri le ardue sentenze, meglio se pronunciate da 2° in solitaria in EuroLeague.
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