Alessandro Gentile è da sempre uno dei profili più discussi e talentuosi del basket italiano. Nel corso dell’ultima puntata del podcast Alley Oop, l’attuale leader dell’Urania Milano è tornato su uno dei bivi più iconici della sua carriera: il mancato approdo in NBA, svelando dettagli sulla sua mentalità e sulle chiamate ricevute oltreoceano.
Il retroscena sulla chiamata americana
Nonostante molti lo vedessero già proiettato verso gli Stati Uniti, Gentile ha spiegato che il suo legame con il modello europeo di competizione ha sempre prevalso, portandolo a declinare offerte concrete pur di restare fedele alla sua visione del gioco.
“Ti dico la verità, io non sono molto attratto dal mondo americano, sportivamente parlando. Mi piace di più il tipo di competizione e il modo in cui si vive in Europa, la passione che c’è qui e il valore che ha ogni singola partita. Magari la gente mi prende in giro per questa cosa, ma ho avuto un’offerta per andare una volta e non me la sono sentita, non pensavo fosse la scelta giusta in quel momento.“
“Non è un rimpianto per me, non lo vivo assolutamente come tale. Sono cresciuto vedendo mio padre giocare e vedendo grandi campioni come Bodiroga, osservando il modo in cui si approcciavano alle partite, dove ogni sfida era una questione di vita o di morte. Sono cresciuto con quel modello lì ed è quello che mi affascina“.
La scelta di Gentile sottolinea una personalità forte che non ha mai cercato la “comfort zone”, ma ha sempre seguito l’istinto e il cuore, preferendo l’intensità del basket europeo alle lusinghe dorate della NBA





