HomeIntervisteAlessandro Magro: "Alle Final Eight 2023 con Brescia sapevamo di essere forti"

Alessandro Magro: “Alle Final Eight 2023 con Brescia sapevamo di essere forti”

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei migliori allenatori italiani degli ultimi anni, ovvero Alessandro Magro. Dopo aver lasciato Brescia, attualmente Magro si trova sulla panchina dei BC Wolves in Lituania ma insieme ai nostri Paolo Spelorzi e Stefano Galullo ha ripercorso tutta i passaggi più importanti della sua carriera. Uno tra questi è sicuramente stata la vittoria della Coppa Italia nel 2023 con la Germani Brescia. Ecco le dichiarazioni dello stesso Alessandro Magro su quelle settimane.

“Sembra di essere arroganti sapendo com’è andata a finire, ma noi sapevamo di essere forti. Eravamo una squadra che aveva grande fiducia in se stessa in termini assoluti. Abbiamo avuto problemi nel ricostruire e ritrovare gerarchie e chimica a fronte di infortuni pesanti e molto lunghi. Però eravamo veramente consapevoli del potenziale che poteva avere quella squadra. Quando giochi un campionato non è sempre facile pensare partita dopo partita, perché abbiamo fatto tante partite consecutive perse, anche in maniera abbastanza rocambolesca. Quindi andare a fare la Coppa Italia rappresentava un’opportunità di resettare. Non avevamo sulle spalle la pressione delle partite consecutive perse, del dover vincere per forza quella partita perché altrimenti sarebbe stata un’altra partita persa.

Siamo arrivati lì veramente molto molto leggeri e nella miglior condizione possibile, che è quella di partire da ottavo e giocare contro la migliore della classe. Arrivi lì senza che nessuno si aspetti niente e senza pressione, ma consapevole del valore che questa squadra può avere. Da lì te la giochi. Abbiamo fatto una partita contro Milano incredibile da un punto di vista difensivo e di attenzione ai dettagli, di condivisione. Siamo arrivati lì convinti che potessimo giocarcela e vedere che siamo riusciti a battere Milano ci ha dato quella fiducia di affrontare una partita alla volta per provare a giocarsela fino alla fine.

Questo è il bello e il brutto di una competizione del genere. Non è un caso che nelle ultime tre edizioni non abbia vinto la squadra che poi alla fine di solito vince il campionato. Così come nelle altre nazioni, avete visto che quest’anno ci sono tantissime squadre di Eurolega che non hanno vinto la Coppa. Complice il fatto che l’Eurolega ha deciso di mettere il doppio turno la settimana prima delle Coppe nazionali. Quindi non è un caso che quella sia la settimana delle opportunità, dove chiunque che ha un determinato tipo di valore tecnico tattico può provare a fare l’impresa di portare a casa un trofeo.

Lì ce la siamo veramente goduta tutta la settimana, perché acquistando fiducia tutti i giocatori hanno portato il loro mattoncino. Mi vengono in mente Amedeo Della Valle, che ha fatto una settimana e tre partite incredibili non solo come scorer ma come assistman smazzando palloni per tutti. Mi vengono in mente flash della stoppata in finale di Odiase, mi viene in mente la difesa di Burns su Shengelia in finale contro Bologna. Non avremmo mai vinto senza Burns. Burns era il nostro quinto lungo in quella stagione lì. Tutti hanno avuto la forza non solo tecnica, ma anche emotiva di portare il proprio mattone alla causa.

È stato bellissimo perché è stata veramente una vittoria voluta, sudata, di squadra ed è arrivata un po’ bruciando i tempi. Fu un trofeo figlio delle parole che dissi al Cavalier Ferrari: se si parte nella nostra realtà dicendo di voler vincere lo Scudetto, è probabile che si rimanga delusi. Noi ci dobbiamo collocare come realtà solida, che è esattamente quello che sta facendo Trento, dove i giocatori vengono per crescere perché tu hai un’organizzazione di un certo modo che fa crescere le persone che vengono qui come professioniste. Quando questo diventa tangibile agli addetti ai lavori, si diventa una realtà stabile che si colloca sempre sotto le grandi ma pronta a cogliere l’occasione.

Noi siamo stati bravi e fortunati a coglierla già al secondo anno. È capitata l’occasione di provare a vincere la Coppa, l’abbiamo vinta subito. Però non la vinci se non ci sei: sembra banale ma nessuno vince l’Eurolega se non si qualifica alle Final Four. È stupido dirlo ma è la verità, tu devi essere lì e provare a giocarti le tue carte. Tutto quello che è importante è il lavoro prima per guadagnarti la possibilità di essere lì a giocartele.”

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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