Conclusione
Dieci anni dopo, l’Amedeo che guardo oggi non ha perso del tutto quella scintilla che mi irritava e affascinava allo stesso tempo. È ancora capace di strappi improvvisi, di tiri fuori ritmo che fanno sobbalzare in panchina compagni e allenatori. Ma ora quegli stessi strappi convivono con una capacità di scegliere, leggere, creare e la Leonessa Brescia lo sa bene…da anni.
Non è cambiato il suo istinto: è cambiato il modo in cui lo mette al servizio del gioco.
Ed è in questo equilibrio fragile e bellissimo che si trova la sua evoluzione più autentica.





