La Pallacanestro Cantù è tornata a vincere una partita in Serie A, a quattro anni dall’ultima volta. La squadra di Nicola Brienza non ha sbagliato il primo appuntamento in casa della stagione, superando l’Unahotels Reggio Emilia guidata dai 17 punti di Giordano Bortolani. Fondamentale, sia sul parquet che fuori, la presenza di un leader come Andrea De Nicolao. Con la sua esperienza l’ex Reyer è stato tra i fautori della vittoria di domenica, raggiungendo un traguardo che da mesi la società e i tifosi aspettavano con ansia. Adesso i lombardi puntano a crearsi un percorso di crescita all’interno della stagione, arrivando a creare nuovamente un progetto di successo in una piazza importante come quella di Cantù.
Intervistato da Fabrizio Fabbri sul “Corriere dello Sport” e Luca Pinotti su “La Provincia di Como”, Andrea De Nicolao ha parlato del ritorno in Serie A della sua squadra e di cosa significhi tornare alla vittoria nella massima serie.
“Ottenuta la promozione, passata la baldoria per i festeggiamenti, la testa era subito volata al nuovo campionato. Una giornata così la sognavamo un po’ tutti dopo i grandi sforzi fatti per ritrovare la massima serie. Mi sono reso conto di cosa significasse tornare a vincere in A quando ho visto tanta gente, tra tifosi e dirigenti, con gli occhi lucidi. Questo è il basket, questa è Cantù con tutto il peso della storia che si porta sulle spalle.”
L’importanza di raggiunger la vittoria tra le mura amiche del PalaDesio.
“Alla prima di campionato contro l’Aquila invece per noi non c’è stato un pianeta che si è allineato. Forse la tensione, certamente un’ottima giornata degli avversari e una pessima nostra e ci siamo trovati a inseguire ma senza entrare in partita. Per questo serviva dare subito una risposta contro Reggio Emilia. Dopo una partenza lenta siamo riusciti a prender le redini in mano. Il tiro da tre alla fine è stato importante come tante altre cose fatte dai miei compagni.”
Andrea De Nicolao è anche tornato a parlare delle tante stagioni passate in maglia Reyer Venezia.
“Ho contribuito, da capitano, a riportare Venezia a quel ruolo da protagonista che le compete. Quella squadra non era fatta solo da giocatori, da campioni, da un grande coach, da uno staff eccellente. Ma soprattutto da uomini che sono rimasti legati a quei giorni e conservano un filo che li unisce. La Reyer di quel momento ha trascinato tutto il movimento italiano.”





