HomeEuroLeagueBanchi: “In NBA ho rubato qualcosa, volevo mandare un messaggio”

Banchi: “In NBA ho rubato qualcosa, volevo mandare un messaggio”

Luca Banchi, ora alla ribalta con la gestione del nuovo corso della Virtus Bologna e con una campagna mondiale con la Lettonia davvero super, ha alle sue spalle anche un’esperienza NBA, o meglio G League, con i Brooklyn Nets, ma in un momento molto particolare.
Ai microfoni di Dario Ronzulli in “Virtus Podcast” Banchi ha ripercorso un po’ l’esperienza americana e cosa si è portato dietro.

 

È stata a suo modo unica, sotto Covid, alla mia età non è stato semplice. Conoscevo abbastanza l’organizzazione, ero abbastanza vicino ai Brooklyn Nets e non ti nascondo che quello avrebbe dovuto rappresentare per me una sorta di presentazione di ingresso alla possibilità di far parte dello staff di Brooklyn di lì a breve. Poi complice anche la situazione oggettiva del Covid, niente di quello che avevamo programmato si è realizzato.

Intanto sono arrivato là in ritardo rispetto a quelle che erano le previsioni per delle difficoltà oggettive che sotto Covid si avevano di ottenere visti di lavoro, perché io ero dipendente a tutti gli effetti. Sono arrivato e il gruppo è stato messo in isolamento in un hotel per dieci giorni senza poter uscire se non in una breve finestra di cinque minuti al giorno dove si faceva il test. Ogni giorno c’era un test molecolare e anche a giudizio dei medici io mi esponevo al rischio alla mia età, all’epoca 55enne, ero una delle persone più adulte dell’intera bolla di Orlando, si pensava che tutte le persone sopra i 40 anni fossero particolarmente a rischio.

 

Ancora Banchi: Mi dava per certi versi tranquillità l’idea che ci fossero dei test giornalieri, che si vivesse con dei regimi di controllo piuttosto rigidi e che comunque era forte la volontà di dare un messaggio anche alla mia famiglia che di fronte a un momento storico particolare come quello dove molte persone hanno subito anche uno stress emotivo e hanno finito per perdere molto della loro passione per il lavoro, passione per la vita, io volevo fare qualcosa per dare loro un segnale che da queste difficoltà si potesse trarre insegnamento o dare un rinnovato impulso al proprio lavoro e quindi l’ho fatto per me, l’ho fatto un po’ per gli altri, per le persone che mi vogliono bene, che mi sono vicine.

 

Ho creduto fermamente in quell’esperienza anche se poi devo confessare che dal punto di vista tecnico, se tolgo l’idea di aver potuto approfondire la mia conoscenza al mio network di conoscenza all’interno del mondo NBA e di giocatori, dal punto di vista tecnico non mi ha dato molto perché non è stata una vera stagione di G League, eravamo in bolla quindi si giocavano molte partite in un tempo limitato e ci allenavamo pochissimo e quindi c’era anche poco tempo per un allenatore della mia tipologia. C’era anche poco modo per farsi conoscere o per dare impulso alle persone, giocatori e collaboratori tecnici che erano vicini a me, però qualcosa di positivo c’è stato anche perché sono stati giorni nei quali ho ricevuto lì negli Stati Uniti la chiamata della federazione Lettone e quindi a quel ricordo mi lega anche l’inizio di un’avventura che ad oggi rappresenta uno dei momenti più alti della mia carriera cestistica.

 

Quale la relazione tra Banchi e le statistiche? Anche con la tecnologia, il mio rapporto con le analytics è stato uno dei momenti di stress più evidenti che ci sono stati durante la mia esperienza, però mi è piaciuto l’idea di mettermi alla prova in un territorio che non mi era confortevole, che non mi era familiare. Confesso di essere tornato a casa rubando delle idee, perché questo è l’approccio che devi avere. Il loro mondo è un mondo fatto di ricerca, di sperimentazione e avere la possibilità di mettersi a confronto. Se hai l’apertura mentale corretta ti permette di rubare qualcosa che poi devi avere la capacità di riproporre qua, non può essere una riproduzione fedele, pedissequa perché sarebbe fuori dalla logica, non abbiamo le strutture per sostenere un modello del genere. E forse neanche la cultura sportiva.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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