Nikola Mirotic, Sarunas Jasikevicius, Cory Higgins: quanto costa rompere i vincoli di un contratto prima della sua naturale scadenza? Lo sa fin troppo bene il Barcellona che, a latere di una sezione calcistica chiamata a vincere subito per rientrare negli obblighi a medio termine, si conferma una polisportiva poco incline a giungere a compromessi coi propri dipendenti. Nell’annata 2022/23, secondo la ricostruzione di 2PlayBook, il passivo totale della franchigia di ACB ed EuroLeague ha raggiunto quota €56.6 mln, dovuti in gran parte agli oneri corrisposti a dipendenti con cui si è interrotto prima del decorso previsto il contratto in essere.
Da sottolineare, tuttavia, è che di questi €56.6 mln non tutti siano conseguenza delle risoluzioni con giocatori e coach più in vista. Non sono solo i contratti di Mirotic, Higgins e coach Jasi a pesare sul bilancio: come riporta BasketNews, “solo” €25.27 mln sono stati riconosciuti all’attuale ala dell’Olimpia e agli altri due (ancora free agent al 12 ottobre, ndr), non rappresentando nemmeno la metà del deficit totale. Quella appena chiusa è stata l’annata col passivo maggiore della storia del Barcellona (sezione pallacanestro), che senza le risoluzioni si sarebbe aggirata attorno ai €28 mln, perdita “standard” per i parametri di EuroLeague che le proprietà maggiori sono chiamate a ripianare ogni anno.
Senza addentrarsi nelle specifiche di quante e quali siano le prospettive extracampo del Barcellone, su come la società blaugrana abbia progettato di rientrare nei costi attraverso una migliore redistribuzione dei salari e delle spese, bisogna scegliere per quale delle due parti dei €56.6 mln indignarsi. È più grave in termini societari “bruciare” €25.27 mln a causa di un progetto tecnico non sviluppatosi come previsto o avere una perdita standard, regolare, messa in preventivo di €28 mln?
Perché se la prima è una questione che riguarda solo e soltanto il Barcellona, di cui nessun altro se non la dirigenza catalana è chiamata a rendere conto, la seconda è un punto di domanda sulla sostenibilità e il futuro dell’intera EuroLeague. E la sensazione che si vuol scacciare come un fantasma è che quel punto di domanda si stia trasformando velocemente in punto esclamativo. Da lì a mettere solo e soltanto un punto, il passo può essere assai breve.
