Dietro a Milano e Bologna, Tortona è il miglior progetto della pallacanestro italiana di primo livello. Guardando ai tuoi obiettivi e aspettative per la carriera europea da professionista e considerando che sarà la prima esperienza nelle coppe internazionali di Tortona (BCL, ndr), pensi che sarà un trampolino di lancio per entrambi?
Spero di poter contribuire sin da subito, sia in LBA che in coppa. Sarà la mia prima da stagione da professionista, so che l’impatto sarà duro e ci saranno momenti difficili, ma sono qui per migliorare. Nel finale di stagione scorso ho capito che questo è il posto giusto per me.
Come ti aspetti l’adattamento dallo stile di pallacanestro collegiale a quello europeo? Pensi di gestire con relativa semplicità il passaggio e di trovarti a tuo agio anche in Italia?
Sì, penso che sarà qualcosa che non mi peserà troppo. Già le due partite col Green Team in Spagna sono state un bel segnale. Penso di potermi muovere bene anche sui parquet europei, sarà una bella transizione per me.
Hai accennato alla due partite contro la Spagna, indubitabilmente espressione della miglior scuola cestistica d’Europa a livello di produzione quantitativa di talento. Cosa ti porti dietro dalla doppia sfida in terra iberica?
Vinta una e persa l’altra, ho iniziato a prendere confidenza con alcune regole che negli USA non ci sono. Non poter toccare la palla nei pressi del ferro, i secondi in area… Ma già solo vestire la maglia dell’Italia è stato un grande onore, intanto voglio conservare questa sensazione.
Già parlato con coach Pozzecco per un eventuale coinvolgimento nel prossimo ciclo azzurro?
Non con lui direttamente, ma tutto il resto del coaching staff era in Spagna con noi. Ci stiamo conoscendo a vicenda, percepisco anche da parte loro l’interesse di seguire il mio percorso. Sicuramente anche in futuro ci sarà modo di parlarne e avere contatti.
Sempre restando in ambito Nazionale, probabilmente sei quello che in Italia conosce meglio le dinamiche e gli sviluppi che hanno portato Paolo Banchero a dover decidere se vestire la maglia dell’Italia o di Team USA. È corretto dire che avete una storia simile?
Non posso parlare a nome suo però sì, le origini sono praticamente le stesse. Per me non è stata una decisione difficile, anzi: essendomi già laureato avevo prospettive diverse rispetto a lui, non ho esitato nello scegliere per l’Italia, ma non posso mettermi nei suoi panni.
Sogno nel cassetto della tua carriera cestistica, in Europa o, chissà, in NBA?
Chiaro, l’obiettivo finale sarebbe quello di arrivare a giocare nella Lega. Già avere l’opportunità di giocare in Italia, però, mi riempie di orgoglio. Sono davvero eccitato all’idea di vivere qui, conoscere di più le mie radici e imparare ogni giorno qualcosa in più del mondo.
Ultima domanda: Massimo Rizzo ti ha seguito in tutto il processo che ti ha portato da Virginia Tech a Tortona e in Italia. Cosa significa per te averlo come agente?
È stato davvero di grande aiuto nel farmi ottenere il passaporto, così come aveva fatto con Banchero. Ha trasformato quel mio sogno in realtà.





