Seconda uscita di BDP Injury, la rubrica che spiega, grazie all’analisi di un esperto professionista della medicina nello sport, gli infortuni, come accadono, perchè e quali possono essere i tempi di recupero. Come sempre non vogliamo sostituirci ai medici delle squadre coinvolte che hanno il quadro clinico perfetto del giocatore. Noi ci basiamo su quello che viene comunicato, spieghiamo la natura dell’infortunio con il decorso e i possibili tempi di recupero. Queste sono considerazioni di carattere generale, perchè l’effettivo tempo di recupero dipende da troppi fattori in itinere.
Oggi parliamo dell’infortunio che terrà fuori Alessandro Pajola per qualche tempo.
Questo il comunicato della Virtus:
Virtus Pallacanestro Bologna comunica che Alessandro Pajola, a seguito del protrarsi di dolore e limitazione funzionale al ginocchio sinistro, é stato sottoposto ad ulteriori indagini specifiche che hanno evidenziato una lesione al menisco esterno. Il giocatore si sottoporrà di conseguenza ad intervento chirurgico nei prossimi giorni. I tempi di recupero verranno definiti a seguito dell’intervento.
Questa la spiegazione del nostro esperto:
Prima si tutto si deve sapere che i menischi sono strutture ‘passive’, un po’ come i legamenti, che svolgono una funzione di contenimento e supporto meccanico al movimento complesso del femore che ruota e trasla sul piatto tibiale, la parte più alta della tibia che è in contatto con il femore stesso.
Il ruolo del menisco non è quello di cuscinetto che attutisce forze trasmessa tra la tibia e il femore, ma quello di guidare la roto-traslazione del femore sulla tibia, movimento complesso che viene stabilizzato dai legamenti, soprattutto i crociati, ed anche dai muscoli che muovono l’articolazione del ginocchio (i muscoli della parte posteriore della coscia per esempio fanno da freno al movimento verso avanti della tibia rispetto al femore).
La loro forma è perciò molto importante per preservare un corretto movimento. Qualsiasi alterazione della dimensione, per esempio un rigonfiamento, o della struttura, per esempio una fissurazione, ne modificano il comportamento dinamico e ne limitano il ruolo naturale di protezione delle cartilagini che rivestono le ossa in contatto.
Come regola generale quando si parla di lesione meniscale bisogna innanzittutto distinguere tra lesione al menisco mediale o laterale. Le lesioni al menisco mediale o interno, che ha dimensioni maggiori, di solito sono meno gravi e vengono trattate senza ricorrere alla chirurgia, mentre la lesione al menisco laterale comporta quasi sempre l’intervento chirurgico proprio per ridare al menisco una forma il più possibile simile all’originale e cosí scongiurare un carico meccanico anomalo che può portare a lesioni della cartilagine con conseguenze disastrose (fino alla protesi).
Se la lesione è minima e riguarda il menisco mediale, il trattamento è conservativo, e i tempi per il rientro possono essere relativamente brevi.
Invece, quando la lesione riguarda il menisco laterale ed implica una marcata alterazione della struttura, che si riflette in una perdita di funzione, allora siamo di fronte allo scenario più complesso. Il trattamento è ‘obbligatoriamente’ chirurgico ed i tempi per il rientro si allungano fino anche a qualche mese dall’infortunio, proprio per consentire al menisco di recuperare la forma, persa con il trauma, e ai processi biologici di ‘ricostruire’ una struttura che possa sopportare i carichi meccanici dinamici, tipici dei movimenti delle ginocchia dei cestisti, soprattutto le guardie che usano praticamente sempre le ginocchia a gradi di flessione molto alti, cosí sollecitando le strutture passive e attive che rendono coerente e sicuro il movimento del ginocchio.
Un ultimo distinguo da fare è tra le soluzioni chirurgiche: se il menisco viene rimosso il rientro sul parquet puo’ essere rapido (settimane) ma sul lungo termine il rischio di sviluppare problemi seri alle cartilagini è alto.
La soluzione ormai piu’ adottata dai chirurghi è quella di riparazione che però comporta tempi di completo recupero molto lunghi (mesi, tipicamente 5-7 mesi) ma garantendo una buona protezione delle cartilagini negli anni che seguono l’intervento.





