Tredici minuti sul parquet, eppure la sua presenza si è sentita eccome. Leandro Bolmaro è sempre più un punto di riferimento per l’Olimpia Milano: alla sua terza stagione in maglia meneghina, l’argentino non si misura soltanto con le statistiche, ma con qualcosa di più difficile da quantificare. La leadership, appunto. Un lusso che poche squadre in Europa possono permettersi di tenere in panchina. Come riporta La Gazzetta dello Sport, nella vittoria in semifinale di Supercoppa contro la Virtus il suo marchio è stato già visibile.
Con le partenze di uomini come Shields e LeDay, figure centrali nello spogliatoio oltre che in campo, il peso specifico di Bolmaro nell’economia del gruppo è destinato a crescere ulteriormente. Lo sa lui, lo sa la squadra:
«Sapevamo che non sarebbe stato facile. Abbiamo cominciato bene, svolgendo un bel lavoro in difesa. Poi, nella seconda parte, ci siamo un po’ rilassati: è normale quando sei sopra di venti punti. Avremmo dovuto dare di più. Ma la squadra è forte.»
Milano ha chiuso con 80 punti segnati, nonostante una serata non brillante al tiro. E proprio su questo Bolmaro individua la chiave del successo dei suoi:
«Abbiamo segnato 80 punti pur mancando di precisione: giocando così in difesa le possibilità di vincere saranno sempre alte.»
Costruire la chimica, partita dopo partita
Il gruppo è ancora in fase di rodaggio. Poche amichevoli disputate al completo, qualche tensione fisiologica da inizio stagione. Bolmaro non lo nasconde, ma guarda avanti con fiducia:
«Per costruire la giusta chimica serve tempo. Per questo stiamo insieme il più possibile e passiamo del tempo in gruppo anche dopo gli allenamenti. Eravamo un po’ nervosi, perché abbiamo disputato solo due amichevoli al completo. Ma siamo stati bravi.»
La sua importanza per l’Olimpia era già emersa con chiarezza la scorsa stagione, quando un infortunio al gomito destro lo aveva fermato in un momento delicato del cammino in Eurolega. Adesso è tornato, e il messaggio è chiaro: non è il momento di abbassare la guardia.







