- Sneed è un corpo enorme, soprattutto se rapportato alla capacità di rompere la linea di passaggio e seguire i tiratori sui blocchi? La soluzione della Virtus, chiara sin dal primo possesso, è coinvolgere Belinelli come esca sul perimetro e trovarlo tramite back screen dopo un consegnato. Il difensore, sbilanciato alla ricerca dell’intercetto, ha un mezzo passo di ritardo già prima del blocco, che diventa fatale se la rotazione sulla linea di fondo non arriva in tempo.
- GamePlan chiaro per l’attacco di Brindisi sin dalla palla a 2: far giocare il P&R a Morris come secondary handler, con la difesa già mossa almeno da un blocco, e attaccare dal palleggio Belinelli con Sneed. La scelta della Virtus è di passare under su tutti i blocchi, scommettendo sulle percentuali al tiro brindisine.
- Šakota e lo staff dell’HappyCasa hanno fatto i compiti in settimana: sui set per Shengelia Brindisi cambia coi lunghi, concedendo sì la ricezione al georgiano ma opponendogli un corpo più adatto alla difesa in post. Non Laszewski ma Bayehe, col prodotto di Notre Dame a collassare in area e a controllare Dunston nel dunker spot e gestire gli eventuali rimbalzi.
- Morris come portatore di palla primario non è la risorsa più efficiente dell’inizio di LBA: il primo possesso per l’uscita di Sneed (ottimo lavoro di Hackett nello sbilanciare l’ala brindisina prima della ricezione) è un entry pass sballato di almeno un metro. Senza la giusta accortezza, con la Virtus e la sua pressione sull’entrata nei giochi non si passano 40′ piacevoli.
- Energia e tecnica mai viste da Brindisi a inizio partita: Bologna passa sotto ogni primo blocco di ogni azione, ma Senglin e Bayehe hanno la lucidità per giocare i rescreen: il lungo cambia l’angolazione del blocco di 180° prendendo nuovamente contatto col difensore dell’handler e crea così un vantaggio dapprima inesistente.
- La Virtus fatica a entrare in ritmo: semiganci in post di Shengelia che normalmente sono accolti dalla retina vengono sputati dal ferro, triple di Sneed che normalmente sono sputate dal ferro vengono raccolte dalla retina. Brindisi è fiduciosa nel concedere ricezioni anche profonde a Toko: permettere eventualmente a uno soltanto di entrare in ritmo, togliendolo a tutta la squadra qualora la serata realizzativa non sia delle più felici.
- Il rebus con meno soluzioni dell’inizio di partita della Virtus è Bayehe da bloccante sia di P&R – stressando la difesa in drop o con show di Dunston con un angolo corretto di corsa verso il ferro- sia di Spain P&R – drop di Dunston e switch tra esterni di palleggiatore e secondo bloccante. Nessuna lettura trascendentale, ma l’apparenza è che l’ex Cantù ne abbia semplicemente di più. Altra spia di maggiore energia: Sneed che riconosce il vantaggio e attacca Belinelli anche a rimbalzo offensivo, non scontato per un realizzatore meno incline a immergersi nel fango della gara come il prodotto di Kansas State.
- Drag di Dunston per Shengelia: attaccare due lunghi che cambiano sul P&R fronte a canestro. Nessuna difesa in LBA, non solo quella di Brindisi, ha risposte corrette alla questione posta da Toko.
- Non solo la drop di Dunston: anche lo switch Pajola-Cacok – o meglio, uno switch con l’intensità del 1Q di Brindisi – nulla può contro l’energia di Bayehe e la triple in C&S di Sneed. Le difficoltà difensive della Virtus si ripercuotono anche in attacco: con Shengelia out con 2 falli, la principale fonte di playmaking siederà in panchina per tutto il 2Q, e la serie di iniziative individuali che chiude il primo quarto non sarà sostenibile per altri 10′.





