- Difesa di cambi sui P&R della Virtus significa Laszewski accoppiato a Lundberg o Pajola: Brindisi ha la serata al tiro da fuori sufficiente per non far collassare eccessivamente gli aiuti della Virtus a centro area, garantendosi sempre un lob senza troppe braccia da scavalcare. Anche Brindisi cambia, più perché il post up di Cacok non è la prima scelta nemmeno per lo scoring del singolo ex CSKA, figurarsi nel contesto generale del quintetto. Motivazioni diverse, stesse esecuzioni nelle opposte metà campo, risultati dipendenti dalla capacità della Virtus di rispaziarsi e continuare a prendere triple che devono essere prese a prescindere dai punti accumulati a tabellone.
- Questione quasi esclusivamente di intensità: quella che nessuno della Virtus pareggia nella protezione del ferro sui roll di Bayehe, quella che Lundberg e Pajola mettono alternativamente nella pressione sul punto d’attacco e che Smith e Hackett hanno lasciato alla Segafredo Arena nella vittoria col Fenerbahce, quella che esterni (Kyzlink) e lunghi (Bayehe) mettono a rimbalzo offensivo per punire ogni mancato tagliafuori virtussino. Brindisi è bravissima a ballare il ritmo che sta suonando da inizio gara, Bologna sta facendo poco per cambiare lo spartito difensivo.
- Detto, fatto: con Abass dirottato su Sneed anche un difensore furbo ma non atletico come Belinelli ha un impatto positivo: difesa stunt sulle penetrazioni, potendosi staccare dal non tiratore Riisma, e possessi extra garantiti; coi 2 falli di Dunston la Virtus fa esperienza del primo momento di LBA in cui Toko e Bryant sono contemporaneamente in distinta ma entrambi momentaneamente indisponibili e vara una lineup che cambia su tutti i blocchi per pura mancanza di alternative. Risultato? 2 recuperi nel corso di 3 possessi, 3 in 5 se si considera anche la steal di Mascolo nel primo possesso in cui l’ex di giornata entra per negare la ricezione a Senglin prima del superamento della metà campo. La capolista, nel primo momento di “emergenza” non per assenza prima della palla a due ma per contingenze della partita, risponde presente.
- Stessa situazione del secondo fallo di Shengelia nel 2Q ma, in apertura di 3Q, il georgiano firma il -2: stessa identica situazione (1vs1 fronte a canestro vs Laszewski), risultato opposto. Una delle due è da buttare e l’altra è da osannare? No: sono gemelle partoriti dalla stessa scelta, che differiscono solo nell’effetto e non nel concetto, quindi da difendere in ogni caso.
- La stessa stanchezza mentale da un lato, tradotta in scarsa pressione sulla palla e libertà ai palleggiatori di Brindisi per fare quell’appoggio in più per trovare conclusioni altrimenti rifiutate (10/17 da 3 a metà 3Q); lo stesso Shengelia completamente fuori ritmo dall’altro, incapace di creare vantaggio in post non solo per gli altri ma nemmeno per sé: come ogni squadra che gioca un basket corale, ogniqualvolta questo non accade è difficile che ci sia una via di mezzo tra il bello ideale della Virtus e il brutto concreto di Bologna.
- Se per tre azioni consecutive Brindisi è capace di eseguire lo stesso identico set, dove finiscono i meriti dell’HappyCasa e dove iniziano i demeriti Virtus? Dove termina la bravura e la qualità dell’attaccare il P&R con il movimento a bilanciare da lato debole per togliere l’aiuto profondo alla difesa e quello da lato forte per garantire un terzo uomo con una linea di passaggio libera per il roll? Dove comincia l’impreparazione dell’eseguire un raddoppio senza gli angoli giusti e senza una copertura alle spalle? Senglin gestisce, Kyzlink si muove, Laszewski fa da sponda, Cacok e Pajola si posizionano male, Bayehe ringrazia e conclude. +12 e la sensazione che il refrain del primo tempo stia per ripetersi in maniera identica.
- Il motivo logico per cui Brindisi ha fatto continuamente gara di testa e di controllo contro la Virtus continua a mancare, ma il bello della pallacanestro è che talvolta della logica se ne debba fare poco o nulla. E anche le analisi più “fredde” e oggettive scadano nell’assumere che semplicemente una squadra fosse sul parquet al 100% e l’altra nemmeno lontanamente.
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