Attacco
Con l’unica eccezione delle esperienze in G League, il database di Synergy ha sempre indicato la carriera di Williams come quella di uno “stretch big“, lungo utilizzato per aprire il campo principalmente alle soluzioni interne dei compagni.
A prescindere che Bryson sia il 4 o il 5 negli specifici quintetti che schiererà Priftis, l’americano sarà un giocatore efficace in post solamente se la separazione verrà creata grazie al posizionamento prima della ricezione.
Le soluzioni in palleggio da fermo spalle a canestro non fanno parte del bagaglio tecnico, infatti, di un giocatore che sa esaltarsi in spazi ampi. Lo staff del Pektimspor ha sempre previsto set di Flex offense – blocchi orizzontali per la ricezione sulla linea di fondo del lungo, a-la Mirotic – ma i risultati sono stati alterni: Williams è un buon finisher nei pressi del ferro se non deve eseguire palleggi preparatori, riducendo quindi molto le situazioni in cui è scorer affidabile in area.
Nel pitturato, Bryson Williams riesce comunque a essere un lungo di sicuro impatto in situazioni dinamiche: soprattutto quando si trova sul lato debole e un compagno prenderà una conclusione, l’ex Petkimspor ha taglia e timing per creare vantaggi a rimbalzo offensivo. Una difesa mossa è una pietanza troppo ghiotta per la dieta offensiva del classe ’98, mentre sarà da sviluppare con più pulizia il suo gioco per “muovere” la stessa: senza palla, al momento, il Williams rimbalzista offensivo è decisamente migliore del Williams-bloccante, nonostante l’intesa con gli handler in Turchia si sia affinata nel corso dell’anno.
Il motivo è da ricercare nella limitata tecnica di Williams nel portare blocchi “tradizionali”, aprendo un chiaro angolo per i palleggiatori: meglio quando può portarli “flat”, lasciando libere entrambe le linee di attacco dal palleggio, o quando elude il contatto. Nella sfida del Qualification Round di BCL contro il PAOK di coach Cancellieri, sono stati troppi i possessi in cui il gameplan dei turchi includeva i roll a canestro di Williams da 5 quasi a ogni costo: depotenziandolo pur di riempire il pitturato, tutto l’attacco del Pektimspor ne ha risentito. A meno di avere 4 altri tiratori non battezzabili sul parquet: senza aiuti profondi, stazza e cilindro di Bryson sotto canestro sanno il fatto loro.
Per creare e crearsi separazione ed essere una valvola di sfogo per l’attacco di Reggio Emilia, Williams può offrire un ampio ventaglio di movimenti sul perimetro. In primis, la creazione di triple in seguito a giochi a due coi propri palleggiatori: l’esecuzioni di pick&pop (blocco sul difensore della palla seguito non da un taglio ma da una riapertura sull’arco per concludere da 3) o blocchi slip/ghost (finta di blocco, senza prendere contatto con l’avversario, per poi continuare il movimento nella stessa direzione) sono di pregevole fattura.
Le conseguenze per le squadre di Williams sono sempre positive: o la difesa, preoccupata dalla sensibilità al tiro di Bryson – 35.7% da 3 negli anni al college, 33.3% nell’ultima BCL, 40% nelle 10 gare giocate in Israele col Bnei Herzliya nel 2023/24 -, decide di inseguirlo a costo di liberare la linea di penetrazione ai compagni, o gli attimi di indecisione del lungo che lo marca creano uno spazio sfruttato dalla mano morbida del prodotto di Texas Tech.
Dotato di una buona velocità di caricamento e da un’altezza di rilascio contestabile da pochissimi tra Serie A e BCL, specialmente se costretti a disturbarlo in situazioni di recupero, il tiro da 3 di Williams “piedi per terra” è una risorsa impossibile da ignorare per lo staff di Priftis: quello dell’Aliaga Petkimspor forse l’ha fatto nel 2024/25, non usufruendo a dovere di un lungo col 37% in situazione di triple spot up.
Da questa caratteristica deriva l’adattabilità di un 204 cm x 104 kg a dividere il parquet anche con un centro più interno/roller: le ali grandi che marcherebbero Williams non potrebbero permettersi di staccarsi per aiutare nel pitturato, spalancando così il pitturato ai movimenti degli altri biancorossi. Attenzione anche alle prospettive che si spalancherebbero con Williams utilizzato come rimorchio: le trailing 3 partirebbero da un’altezza difficilmente gestibile.
Bryson Williams è ottimo giocatore perimetrale non solo per le conclusioni che potrebbe tentare da lì, ma anche per l’opportunità di cavalcare il vantaggio e concretizzarlo in altre zone di campo. Il ball handling dell’ex Ontario Clippers, deficitario negli spazi intasati e pieni di corpi in aiuto dell’area verniciata, si trasforma in più che positivo quando è fronte a canestro. Un altro chiaro esempio è nell’analisi delle doti da passatore: in difficoltà se deve gestire un consegnato, a suo agio anche nel trovare compagni a metri di distanza in campo aperto o come creatore dal post con ribaltamenti su lato debole.
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