Con Dante Calabria siamo tornati su un momento, a suo modo, storico per il basket italiano, ovvero il tiro di Rubens Douglas visto all’Instant Replay che consegnò il titolo alla Fortitudo contro l’Olimpia Milano. Come lo ha vissuto e com’è riviverlo.
Un brutto ricordo: il tiro di Ruben Douglas. È stato un episodio unico nel basket italiano. Cosa ti è passato per la testa in quel momento tra il tiro e la decisione al replay? Hai capito subito se fosse valido?
Non sapevo se fosse buono o no. Quello fu il primo anno con l’instant replay: in campo lo annullarono, poi al video lo convalidarono. Da giocatore, puoi solo far prendere un tiro difficile. Io poco prima avevo avuto un tiro aperto allo scadere dei 24: mi era sembrato perfetto, a volte rivedo il video e penso ancora che entri. La palla rimbalzò nel posto giusto, lui riuscì a raccoglierla e a tirare. Quel tiro lo segna forse 3 volte su 100, e una è stata quella. Onore a loro. Per noi è stato durissimo da digerire, un modo amaro di perdere. Ma quello stesso anno avevamo battuto Treviso: eravamo un gruppo speciale, di cui ho ricordi bellissimi.
Se quel tiro non fosse stato convalidato e si fosse andati a gara-5, avevate la sensazione di poter replicare Treviso e vincere ancora in trasferta, con tutta la pressione su Fortitudo?
Assolutamente sì. Quella Milano era fortissima mentalmente. In gara-1 e gara-3 andammo sotto anche di 20 e rientrammo entrambe le volte. Avevamo già dimostrato a Treviso di poterlo fare. Sarebbe stata una battaglia: avremmo vinto? Mi piace pensare di sì. Nessuno lo saprà mai, ma credo sarebbe stata una gara-5 da ricordare, a prescindere dal risultato.





