La trasferta d’esordio della Acqua S.Bernardo Cantù sul parquet dell’Umana Reyer Venezia si è chiusa con un amaro verdetto sul campo, segnato da un avvio di gara da dimenticare. Il coach dei brianzoli, Frank Vitucci, ha analizzato l’incontro mettendo in luce l’impatto negativo dell’inizio di partita, caratterizzato da un parziale iniziale di 17-2 in favore dei padroni di casa che ha inevitabilmente condizionato l’andamento della sfida.
Nonostante i tentativi di recupero che hanno riportato la squadra fino al -5 di svantaggio, le troppe concessioni nel pitturato e gli errori nei momenti chiave hanno vanificato la rincorsa canturina:
«L’inizio della partita è stato significativo, direi funesto. Abbiamo iniziato con un pesantissimo 17-2 che ha indirizzato la partita. Siamo tornati anche a -5 sbagliando un tiro aperto in contropiede, e questo ci ha portato pian piano a tornare sul -13 vanificando lo sforzo fatto. Abbiamo subito troppo il post basso: loro hanno fatto la metà dei punti in area e questo è significativo difensivamente. In attacco abbiamo sciupato troppo sotto canestro e Venezia ne ha approfittato trasformando i nostri errori in punti».
Vitucci parla della eeazione di squadra e l’appello ai leader del gruppo
Nonostante l’amarezza per la sconfitta, coach Vitucci ha sottolineato la reazione d’orgoglio mostrata dal gruppo, invitando però i singoli giocatori di maggiore esperienza a spingere sull’acceleratore per un immediato riscatto. Cantù guarda già al prossimo appuntamento con la volontà di correggere subito i difetti emersi nella prima giornata.
Come riportato da La Provincia, Vitucci ha richiamato la squadra alla responsabilità:
«Ho notato diverse cose positive, come il voler rientrare e rimanere in partita. Questa reazione, se fosse stata sfruttata un pochino meglio, sarebbe potuta essere decisiva. Comunque questo ci serva da lezione: il tempo corre, bisogna rimboccarsi le maniche e fare un deciso passo in avanti già nella prossima gara. Abbiamo giocatori chiave che possono fare di più perché l’hanno sempre fatto in carriera. Di tempo ne abbiamo poco, perciò cerchiamo di aggiustare ciò che non va il più in fretta possibile».





