DIFESA
- Su Tremont Waters, come prevedibile, viene immediatamente destinato Stefano Tonut con lo scopo di “nascondere” Spissu su Thompson Jr. Sul lungo avversario più pericoloso viene riproposto l’accoppiamento in prima battuta con Polonara, mentre Melli è impegnato nel gestire eventuali aiuti potendosi staccare dalla marcatura di Romero, meno centrale nell’attacco portoricano rispetto a Conditt IV. Con Piñeiro sul perimetro su lato debole, il tag del rollante sui P&R centrali di Porto Rico può essere ulteriormente accentuato dalla difesa italiana: la discriminante sarà la gestione dello short roll del lungo coinvolto di Porto Rico e il recupero degli Azzurri sugli eventuali closeout. Primo possesso? Roll profondo di Romero, aiuto morbido di Fontecchio, appoggio non contestato al tabellone.
- Per una squadra a cui piace tenere i ritmi più alti possibile come Porto Rico, la strategia difensiva degli Azzurri è quella corretta: rallentare il più possibile l’entrata nei giochi. Da rimessa da fondo viene negata l’immediata ricezione di Waters, ogni entry pass viene anticipato e trasformato in un lob a scavalcare le braccia azzurre per aggiungere un tempo di gioco ai set caraibici.
- Sui P&R di Waters la scelta iniziale è passare sopra il blocco e droppare col lungo, costringendo il play ex Metropolitans a mettere in ritmo i compagni: la via indicata è quella verso il centro area, con lo stunt dalla guardia di lato debole (sia coi piccoli come Spissu che coi lunghi come Polonara) a ostruire lo scarico verso l’uomo sul perimetro e sfruttare la lettura di tempi e spazi nella protezione del ferro di Melli.
- Sui P&R laterali gestiti dalle altre guardie portoricane, invece, l’indicazione è fare hard hedge col difensore del bloccante, tenendo un paio di scivolamenti laterali e costringendo a scaricare verso un compagno. Se la separazione tra il palleggiatore e i difensori sono minime, la circolazione è ingolfata, se non lo sono la seconda linea difensiva non ha modo per recuperare, nemmeno un Melli “libero” di ruotare ignorando Romero.
- Pajola, che anche dalla panchina dimostra di possedere letture limpidissime delle dinamiche della partita, lo indica con un chiaro gesto con le braccia: a 6′ dall’inizio della gara non si è ancora commesso un fallo, e Waters sta mostrando lampi di attacchi 1vs5 di talento marcabile sino a un certo punto. Fare fallo per spezzare momentaneamente il ritmo della partita? Né Spissu né Tonut eseguono la richiesta, e l’ex NBA ne infila 5 in fila e serve Romero sotto canestro per ricucire uno strappo che si sarebbe potuti evitare interrompendo il flusso. Piccole cose, dettagli, che in una partita secca rischiano di pesare.
Tremont Waters dishing dimes like candy 🍬 #FIBAWC x #WinForPuertoRico 🇵🇷 pic.twitter.com/dHV8A89qBd
— FIBA Basketball World Cup 🏆 (@FIBAWC) September 3, 2023
- Anche con Pajola e Procida la scelta su Waters è la stessa: gli si nega la ricezione finché si può, si segue su ogni blocco, si costringe a creare e leggere gli aiuti e spendere il massimo possibile come energie. Sul lungo periodo, a meno di adeguamenti della costruzione portoricana (vedi blocco flare per lo stesso Waters quando è Howard a gestire da handler), questa è la via da seguire.
- Primo errore di scelta difensiva di Pajola: il secondo fallo a 9’35” dall’intervallo è evitabile. Porto Rico decide di attaccarlo con P&R laterali con l’angolo svuotato per costringere il difensore del bloccante a prestare più attenzione al palleggiatore del dovuto. Sul terzo è evidente che la massima “la potenza è nulla senza il controllo” ben si applica anche all’intensità difensiva di Pajo: da guanto difensivo alla foga eccessiva passa poco.
- Primo possesso difensivo del 3Q: sul P&R laterale di Waters si decide di cambiare, visto anche il cronometro che corre verso la fine dei 24″. Su Tremont ci finisce quel Polonara reduce dalla miglior giocata offensiva del suo Mondiale, esposto nella peggior situazione difensiva per lui: cambio sul perimetro contro un handler avversario. Polonara tiene due scivolamenti laterali senza fare fallo, costringendo Waters a scaricare e forzando un tiro di Conditt a bassissima percentuale. “Piccole cose, dettagli, che in una partita secca rischiano di pesare”, si diceva…
- Coach Colon decide di essere ancora più estremo: ogni singolo possesso è un P&R con cui si forza il cambio con Polonara. Ottima scelta dello staff azzurro quella di inserire Ricci con ancora 7′ da giocare nel quarto: non è la più “gentile”, ma quella più giusta.
- Sul 41-40 ecco la prima difesa stunt fatta nel momento e nel modo sbagliato: Spissu aiuta sino alla tacca più vicina al tiro libero sull’ingresso di Waters in area con Thompson in angolo. Lo stunt si può fare, anche fino a quella profondità, ma con un angolo diverso. Non è sbagliata la scelta, specie se è sistematica, ma lo è l’esecuzione.
- I tagliafuori su Conditt IV, le deviazioni sugli scarichi per lo stesso lungo portoricano, la comunicazione costante con le altre guardie: l’impatto difensivo di un Pajola “controllato” è misurabile in tutto ciò che non compare sul boxscore finale.
- Con Waters a riposare in panchina, creare sul P&R per gli esterni caraibici non è così immediato. La scelta cade su Horns, il tanto amato “corna”, con due lunghi a raddoppiare la scelta del difensore del bloccante da coinvolgere: tra Ricci e Severini viene individuato il secondo, che però esegue un’ottima difesa in show e recupero per contestare la tripla di Ortiz. Ripetiamo: “Piccole cose, dettagli, che in una partita secca rischiano di pesare”.
- 59-50, isolamento di Waters contro Pajola. Non ci sarebbe bisogno di un aiuto da lato forte, ma stiamo parlando di un sistema difensivo basato sullo stunt sistematico. Severini aiuta sui 7 metri e libera la ricezione di Piñeiro in angolo. Il peggiore tiratore del quintetto in campo di Porto Rico sbaglia quasi sulla sirena non tanto per le difficoltà in sé da fuori, quanto per come è stato fatto lo stunt: Severini non dà completamente le spalle alla linea di fondo ma ha il busto ruotato di 45°, assecondando sì la linea di passaggio ma predisponendosi a caricare sulla gamba forte per sprintare e riuscire a contestare comunque il tiro. Esecuzione ideale per uno stop difensivo fondamentale.
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