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GamePlan Italia-Porto Rico: Carpe Diem

Un ottavo di finale vero e proprio, che prescinde dalle vittorie storiche precedenti o dalle sconfitte foriere di dibattiti e veleni della settimana scorsa. Italia-Porto Rico è sfida a eliminazione diretta a tutti gli effetti, chi vince incrocerà una tra USA e Lituania nei quarti di finale di martedì della FIBA WC 2023. Da un lato gli Azzurri galvanizzati dall’apparizione di Simone Fontecchio, dall’altra una prestazione clamorosa di Tremont Waters a rintuzzare la Repubblica Dominicana e regalare la miglior prestazione per distacco dell’estate della rosa di coach Nelson Colon. Con la consueta divisione tra attacco e difesa, ecco le chiavi tattiche della preparazione e dell’adeguamento dell’Italbasket alle contingenze della gara elencate in GamePlan.

ATTACCO

  • L’inizio offensivo dell’Italia è emblematico dei pregi e dei limiti della squadra: i ribaltamenti e la spaziature create dalla pericolosità dal perimetro da tutti gli uomini di Pozzecco hanno pochi eguali in ambito FIBA, ma se la fiducia e le percentuali di Polonara e soci diminuiscono e si incrinano, le alternative rischiano di latitare.
  • Waters è focus sia per la difesa ma anche per l’attacco: la transizione di Tonut esemplifica la voglia di metterla sul piano dell’intensità fisica in entrambe le metà campo, sfruttando l’indole non certamente difensiva del #51 o l’accoppiamento a difesa schierata con Thompson Jr.
  • Porto Rico non è una squadra, per caratteristiche né fisiche né mentali, solidissima a rimbalzo: le due carambole offensive raccolte da Melli nei primi 3′ devono indicare la via a tutti i compagni, guardie e ali comprese, a sfruttare le lacune del roster portoricano. Extrapossessi, in fondo, significa possibilità di riattaccare difese disordinate e massimizzare le debolezze avversarie, vedasi la gestione del primo passo di difensori stazzati e fisici ma non rapidi come Piñeiro con un’area sguarnita alle spalle.

  • Porto Rico ha voglia di correre, l’Italia non è da meno: il 15-4 iniziale è il simbolo di due squadre con principi simili ma due ordini di grandezza di solidità completamente diversi. Cercare il ferro sin da subito, anche col backdoor della guardia di Milano dal primo palleggio di Spissu dopo la metà campo, è fondamentale per punire le distrazioni nei primi secondi di transizione difensiva di Porto Rico.
  • Sul 15-6 Porto Rico si dispone a zona, optando per una sorta di box-and-one con Fontecchio marcato a uomo dall’uomo più vicino in base ai suoi movimenti: entrare in area, con 4 uomini deputati esclusivamente a evitare palleggi nel pitturato, è molto più complicato. Il primo possesso è un isolamento statico di Simone sul quarto di campo, il secondo è un intercetto di Piñeiro su un passaggio schiacciato morbido di Melli verso il taglio backdoor di Fontecchio stesso: adeguare l’intensità delle connessioni tra i singoli è imperativo categorico. Sino al 18-11, invece, l’Italia incappa nel peccato di frenesia, di cercare il primo tiro creato senza esplorarne un secondo o un terzo: la comprensione del momento della partita, fondamentale nella vittoria con la Serbia, non è ora nelle corde della squadra di Pozzecco.
  • 2/10 da 3 per iniziare, ma dopo l’ingresso di Ricci e Pajola si sono prese esclusivamente triple da prendere, costruite con metri di spazio e che non si possono rifiutare. Sia che trovino il fondo della retina sia che prendano il ferro, questi tiri danno ragione all’attacco e alla circolazione azzurra.
  • Ben commenta coach Trinchieri in telecronaca per DAZN: “Sono un po’ a zona e un po’ a uomo, neanche Porto Rico sa cosa sta facendo ma intanto fanno casino“: se contro il caos segni, nemmeno tu sapendo spiegare come, per l’Italia è un caos calmo, se i tiri non entrano si trasforma in cortocircuito. Traducendo in termini cestistici, all’energia del caos si risponde con energia a rimbalzo offensivo.
  • Primo possesso del 3Q: Spissu gestisce il P&R centrale con Melli successivo al ribaltamento, non serve Nik nella tasca ma riapre per Polonara sulla guardia opposta. Ricezione pulita dell’anconetano, come ce ne sono state a migliaia nella sua carriera azzurra nello specifico schema. Nel primo tempo, e in tutta questa FIBA WC 2023, il tiro o è stato rifiutato servendo nuovamente il play azzurro o intestardendosi per mettersi in ritmo. Questa è una squadra, un gruppo, dalla fiducia in sé stesso inscalfibile. Spissu continuerà a servirlo se la difesa avversaria lo permetterà, a prescindere dalle percentuali di Achi. La responsabilità è ora nelle mani e nella visione di Polonara: extra pass in angolo per Tonut e autostrada per la bimane sulla linea di fondo. Giocata migliore, per significato e concetto, del Mondiale di Polonara: ha fatto la cosa migliore per la squadra in quel momento, nonostante la scelta migliore per la squadra in teoria fosse un’altra che, tra le altre cose, poteva gratificarlo maggiormente.
  • Il 3Q ricalca le orme di quello con la Serbia: Italia che non esegue, che legge male i vantaggi creati (Fontecchio attacca l’area quando ci sono 3 uomini ad aiutare e non quando è in 1vs1, Ricci che cerca la tripla senza ribaltare e muovere ulteriormente il lato…), Datome che segna la tripla più importante e “pesante” della gara sino al momento, quella del 4/24 dall’arco, e impedire almeno per un paio di possessi che Porto Rico possa scavalcare la barriera psicologica del condurre la partita anche sul tabellone.
  • Lettura del momento significa, con Pajola accoppiato a Waters o Howard, cercare a tutti i costi il post del virtussino, costringere Porto Rico a tornare a zona per coprire il #51 e trovare Fontecchio libero sul perimetro.
  • Si è più “piccoli” e “corti” sulla carta senza Melli e Polonara, si è ugualmente “grandi” e “lunghi” se Severini e Ricci eseguono il tanto vituperato fondamentale del rimbalzo con la stessa intensità. Più rimbalzi, più possessi, più possibilità di tamponare le percentuali da 3, più entusiasmo e agonismo per regalare la sfacciata autostima a Ricci per tentare tiri che non sono (e non dovrebbero essere nel 99% dei casi, ma questa è l’eccezione) nelle sue corde e farli entrare. Saper leggere e cogliere il momento è una dote tanto artistica quanto innata: l’arte, come la natura cestistica, non può essere insegnata ma al limite contemplata.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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