Reduce dal primo successo in EuroLeague con il suo ASVEL, il commissario tecnico della nazionale di pallacanestro, Gianmarco Pozzecco, è stato ospite di Area 52.
Tra i tantissimi argomenti trattati, è uscito fuori anche il concetto di motivatore, ruolo che tanti gli attribuiscono come qualità maggiore.
Sul fatto che tutti lo considerino solo un motivatore
Sono un motivatore, che può essere una cosa per certi versi giustificata se si conoscesse il mio modo di allenare. Sono contento di essere considerato un motivatore, ma chi mi definisce in questo modo sa cosa faccio sul pick and roll? Qual è il modo in cui le mie squadra difendono da ormai un paio di stagioni? Cosa facciamo sul pick and roll con il classico 5? Cosa facciamo con il 4? Cosa facciamo quando il pick and roll vede coinvolte due guardie? E magari cosa facciamo anche noi in attacco? Perché dai la palla spesso al post basso? Insomma, non mi è ancora mai capitato nessuno che mi chiedesse perché faccio lo stunt. In pratica, c’è questa certezza che sia solo un motivatore. Non che mi dia fastidio, esserlo.
Su come vive questa considerazione che c’è di lui
La vedo una cosa molto positiva, adoro considerarmi eventualmente un motivatore perché significa avere empatia, essere empatico, insomma avere delle caratteristiche che mi piacerebbe possedere, ma sul campo poi non è sufficiente. qualche scelta in campo i giocatori la devono pur prendere.
Come vive questa “etichetta”
Non è che mi infastidisce, non credo sia il termine esatto. Questa cosa non mi fa sentire bene e la trovo una mancanza di rispetto nei confronti del mio staff. Uno staff di altissimo livello, uno staff clamoroso.
