La Guerri Napoli riparte con ambizioni dichiarate, come riporta Il Mattino. Dopo una stagione in cui il budget investito non ha prodotto i risultati sperati — i playoff sono rimasti un obiettivo mancato — il patron Rizzetta sceglie di alzare ulteriormente l’asticella invece di ridimensionarsi. La direzione è chiara: più soldi, un allenatore di livello superiore e un progetto strutturale che guarda lontano.
La firma di Jasmin Repesa in panchina è già di per sé un segnale inequivocabile. Un tecnico del suo profilo impone una rosa all’altezza, e i primi movimenti di mercato sembrano andare esattamente in quella direzione. John Petrucelli è praticamente ufficiale, mentre si lavora per portare in azzurro anche Alibegovic e Mannion. Tre giocatori con passaporto italiano che, secondo la società, valgono quanto e più di certi profili americani. Il budget complessivo potrebbe avvicinarsi ai 10 milioni di euro, con l’obiettivo esplicito di lottare per le prime posizioni del campionato:
«Non è stato raggiunto l’obiettivo playoff, questo è indubbio. Ma una piazza calda come Napoli non ci ha accusato, non ha fatto processi. E questo è un punto di partenza molto importante. L’importante è non ripetere gli errori di quest’anno».
Napoli: a wild card per l’Eurocup e il nodo impianto
Sul fronte europeo, Napoli nutre concrete speranze di ottenere una wild card per l’Eurocup. Sarebbe un salto di qualità significativo, coerente con le ambizioni che Rizzetta sta costruendo attorno al progetto napoletano.
Al centro di tutto, però, resta la questione infrastrutturale. La ricostruzione del PalaArgento è il pilastro attorno a cui ruota l’intero piano societario. Un passo concreto in questa direzione è arrivato dalla disponibilità di Rino Manna, patron del Palapartenope, a cedere al club i propri spazi — con costi rilevanti per la società, ma comunque un segnale di movimento reale. L’orizzonte è ambizioso: entro tre o quattro anni potrebbe nascere un palasport da 12.000 posti.
Nel frattempo, la squadra si prepara a una fase di ritiro estivo, con Dubrovnik indicata come possibile destinazione.
Giovani, scuola e una visione più ampia
Rizzetta non si limita a parlare di mercato. Nelle sue parole emerge anche una riflessione più ampia sul sistema sportivo italiano, con un focus particolare sulla formazione dei giovani atleti e sul coraggio — spesso assente, a suo dire — di lanciarli davvero in campo:
«Il motivo è perché in Italia si ha poco coraggio nel mettere in campo i giovani talenti, si rischia poco, non si azzarda. E se non li lanci in campo non potrai mai sapere se sono in grado di darti un contributo importante. Bisogna dare loro la possibilità di sbagliare, bisogna saperli aspettare. Perché i giovani sono quelli che non ti tradiscono mai, che trovano sempre il modo di ripagarti».
Un pensiero che si intreccia con il tema della scuola e della preparazione culturale degli atleti, visti come persone prima ancora che come professionisti dello sport:
«Ci sono dei valori che vengono prima di tutto, la correttezza, la sportività, la serietà, l’educazione. E la scuola secondo me è la base. Oggi ci sono dei programmi per far studiare i giovani atleti professionisti e consentire loro di fare sport. Perché nella vita ci sono degli imprevisti e se un atleta è costretto a lasciare lo sport per un infortunio grave o per un altro motivo, senza una preparazione adeguata deve ricominciare da zero».





