Dopo il brutto Pre Olimpico quella pubblicata da Tuttosport è la prima intervista che rilascia il Poz. “Un bel po’ di autocritica” e poi nascono le riflessioni sul futuro del basket italiano, qualche paletto ai naturalizzati e considerazioni sullo stile di gioco. Andiamo con ordine. Sul futuro del basket italiano. “Dobbiamo riappropriarci di visione e coraggio, considerare i diciottenni come facevamo una volta. Altrimenti non saranno mai pronti. E quelli bravi devono essere messi alla prova in serie A. Gli altri in A2, pensare a un percorso per tutti, ma che sia sfidante. Abbiamo perso la soddisfazione dell’investire. I campioni crescono per istinto di emulazione. Ci vuole un cambiamento culturale. Per il bene comune”. Sui naturalizzati. “Molti possono naturalizzare per motivi diversi. Io mi sono convinto che ci sono due caratteristiche chiave: una è il passaporto, ma la più importante è la volontà del giocatore”. Sullo stile di gioco. “Ho una convinzione, maturata seguendo parecchio il sistema spagnolo. In Spagna le squadre sono infarcite di europei. Che giocano un basket simile. Non datemi del razzista, non c’entra. Il livello di fisicità, di atletismo dei nostri giocatori non è come quello americano. Ma possono progredire, migliorare le loro qualità se giocano quel tipo di pallacanestro, non il modello americano, lì faticano. Crescono giocando un basket congeniale alle loro abilità”.
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