HomeEuroLeagueMessina sul NIL: "La Division I è ormai un campionato professionistico"

Messina sul NIL: “La Division I è ormai un campionato professionistico”

Il mondo del basket sta attraversando un terremoto finanziario senza precedenti. L’introduzione del NIL (Name, Image, and Likeness) ha trasformato il panorama del college basketball americano, rendendo la NCAA un concorrente diretto, sia economico che tecnico, per l’Eurolega e la NBA. Nella seconda parte dell’intervista concessa a Basketball NCAA, Ettore Messina analizza lucidamente questo cambiamento radicale, partendo dalle cifre folli che stanno girando oltreoceano fino all’impatto sul mercato europeo.

Cifre folli e mercato inflazionato: il confronto con l’Eurolega

I numeri recenti fanno girare la testa: se un veterano come Guerschon Yabusele torna in Europa al Panathinaikos per 12,5 milioni in tre anni, un diciassettenne come Nikola Kusturica ne guadagnerà 12 in due anni a UCLA. Un sistema che appare privo di una regolamentazione solida e che spaventa i club europei.

“Siamo tutti sconvolti da questo, perché sembra difficile trovare un criterio in tutto questo,” confessa Ettore Messina. “L’Eurolega ha accusato determinati club di aver inflazionato il mercato e di averlo completamente portato fuori controllo. I fatti sono questi, puoi dire va bene così o meno. Di fatto, quando con l’Olimpia Milano siamo andati alle Final Four nel 2021, in quella squadra c’erano soltanto due giocatori che guadagnavano più di un milione di euro. Adesso con un milione di euro non dico che un giocatore buono ti guarda e ti dice di ripassare dopo qualche settimana ma quasi, perchè i salari sono aumentati molto dal 2021.”

Mentre in Europa esiste un sistema di Financial Fair Play che prova a legare i budget ai reali incassi dei club, negli Stati Uniti il motore della NCAA è alimentato dai cosiddetti “booster”, investitori privati facoltosi che finanziano i singoli atenei. Un modello che Messina definisce instabile e privo di paracadute.

Il ruolo dei “booster” e l’assenza di regole nella NCAA

L’ex coach dell’Olimpia Milano racconta un aneddoto significativo legato a un incontro con una leggenda del basket americano:

“Due anni fa Rick Pitino venne in Italia a vedere alcuni ragazzi del nostro settore giovanile, in particolare Luigi Suigo. Andammo a cena insieme e Pitino mi mostrò sul telefono la foto del suo investitore principale e, adesso non mi ricordo la cifra precisa, ma in sostanza quel singolo finanziatore sosteneva quasi interamente il programma di St. John’s.

Ci disse chiaramente che senza quel booster, non avrebbero potuto minimamente permettersi determinati giocatori. Così è ancora più fuori controllo perché poi la NCAA non fa parte del Comitato Olimpico Internazionale o della FIBA e di conseguenza, se non introducono una regolamentazione interna o se non interviene direttamente il governo americano, continueranno a fare ciò che vogliono in termini di ingaggi.”

Il grande ritorno dei “delusi”: come l’Europa deve prepararsi

Nonostante la fuga di talenti verso i ricchi contratti dei college americani, Ettore Messina è convinto che questa bolla economica porterà a un inevitabile riflusso nel giro di pochi anni. Non tutti i ragazzi riusciranno a imporsi o a raggiungere il sogno della NBA, e i college non pagheranno a lungo atleti che non rendono secondo le aspettative.

L’Europa e la Serie A non devono quindi disperarsi, ma farsi trovare pronte:

“L’unica cosa che noi in Europa possiamo fare è prepararci, creando le condizioni ideali per accogliere questi ragazzi quando decideranno di rientrare. Tra un paio d’anni, molti di coloro che sono andati senza riuscire a imporsi al livello sperato cominceranno a tornare indietro. I college non continueranno a pagare cifre importanti atleti che dopo uno o due anni non rendono secondo le aspettative, e i ragazzi stessi vorranno tornare in Europa.

A rientrare saranno soprattutto i ragazzi un po’ ‘delusi’, e questo aprirà un tema importante legato alla gestione di questa delusione, che non potrà essere gestita solo con i soldi. Anche mentalmente un giovane deve prepararsi a un ritorno a riadattarsi a contesti molto competitivi come le leghe nazionali europee o le coppe internazionali.”

Alla domanda se abbia ancora senso definire la NCAA un torneo dilettantistico, la risposta di coach Messina non lascia spazio a interpretazioni:

“L’Eurolega è un campionato professionistico giocato da veterani con l’intensità dei giocatori di college, la NCAA è un campionato teoricamente giocato da ragazzi giovani che però sono trattati da professionisti. Quindi per forza di cose è un campionato professionistico.”

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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