Il Fenerbahce ha trionfato alle Final Four di Abu Dhabi, dopo otto anni dall’ultima vittoria dell’Eurolega. Le stagioni trascorse nel frattempo sono state caratterizzate da alti e bassi, così come da tanti cambiamenti del roster e in panchina. Chi è rimasto una costante per i turchi, invece, è Maurizio Gherardini. General Manager del Fenerbahce, l’italiano è l’uomo che si cela dietro i successi e la progettualità della società di Istanbul.
Intervistato da Il Gazzettino, Maurizio Gherardini ha parlato del traguardo raggiunto delle Final Four prima, e della vittoria del trofeo poi. Un obiettivo arrivato non per casualità, ma grazie a una programmazione che parte da lontano.
“Per qualsiasi club, raggiungere le Final Four è un imprimatur di eccellenza alla propria stagione. Arrivare fino a lì è stato un traguardo che ho vissuto con serenità, mentre le due vittorie sono state molto più adrenaliniche. Le Finals sono talmente particolari e veloci che, nella loro bellezza, sono francamente imprevedibili. Nel nostro caso, è andato tutto come speravamo e come l’avevamo studiato. Ognuno ha portato il proprio contributo e non poteva esserci una sceneggiatura migliore. L’abbiamo vinta in modo tale da ricevere le congratulazioni di tutti, a partire dagli avversari: è stato un successo indiscusso.”
Non è stato comunque un percorso assolutamente facile per il Fenerbahce, a partire dai tanti problemi fisici incontrati durante la stagione. Il primo e più importante, ovviamente, quello occorso a Scottie Wilbekin. In mezzo, tante altre difficoltà affrontate da Jasikevicius e dai suoi giocatori nel migliore dei modi.
“Quest’anno siamo stati bravi a gestire una stagione in cui abbiamo perso alla prima gara il giocatore più importante, Scott Wilbekin. Inoltre abbiamo avuto Wade Baldwin fuori per mesi, e una situazione con i lunghi molto precaria. Un plauso allo staff, che ha gestito al meglio le difficoltà, e ai giocatori, che sono stati capaci di digerire i cambiamenti in corsa. Lo staff manageriale, dal canto suo, è stato eccellente nel trovare le risposte adeguate all’insorgere dei problemi.”
Protagonista della cavalcata è stato anche Errick McCollum. All’età di 37 anni, nessuno si sarebbe aspettato un impatto del genere da un acquisto effettuato a stagione in corso. Invece, il fratello di CJ ha saputo stupire tutti ancora una volta.
“Il contributo più inatteso è arrivato da Errick McCollum, giocatore di quasi 38 anni liberatosi sul mercato quasi per caso. Non è stato uno sprint, ma una lunga maratona: la squadra è cresciuta durante la stagione e ha raggiunto un bilanciamento tecnico importante.”
Ovviamente buona parte del merito arriva dall’allenatore seduto in panchina. Saras Jasikevicius ha finalmente spezzato la sua personale maledizione alle Final Four. Dopo averle vinte da giocatore, da allenatore ancora non era mai riuscito ad alzare il trofeo di Eurolega nonostante le svariate partecipazioni.
“È riuscito a far convivere tutti con grande equilibrio, elemento indispensabile per vincere: ciascuno ha accettato il proprio ruolo e qui si è vista la sua mano. Guardiamo sempre al risultato finale, ma è importante sottolineare quanto difficile sia arrivare in una competizione di questo tipo alla Final Four: quando sei al top level, vuol dire che hai fatto un gran lavoro. La stagione è fatta di tantissime gare e noi abbiamo raggiunto il picco proprio nel momento chiave.”





