L’indagine condotta dalla NBA sulla presunta violazione del tetto salariale da parte dei Los Angeles Clippers continua a far discutere, in particolare sul ruolo e la consapevolezza di Kawhi Leonard nella vicenda. Nel corso della sua ospitata al programma The Stephen A. Smith Show, il giornalista investigativo Pablo Torre ha espresso forti perplessità sulla linea difensiva del giocatore, sottolineando gli elementi emersi dai documenti ufficiali:
“Sono un grande sostenitore del trattare gli adulti come tali. Kawhi Leonard ha 35 anni e abbiamo i documenti; c’è persino un contratto da 28 milioni di dollari con Aspiration con la sua firma.”
Secondo il reporter, gli atti dell’inchiesta chiamerebbero in causa direttamente l’ex stella dei Clippers e non soltanto la figura del suo rappresentante e zio, Dennis Robertson:
“Il suo nome è esplicitamente menzionato nel rapporto NBA. Non si tratta di Dennis Robertson. Il rapporto afferma chiaramente che il signor Leonard ha chiesto ad Aspiration di modificare la modalità di pagamento. Inizialmente gli avevano proposto sette milioni di dollari all’anno in azioni e quattro o cinque milioni all’anno come stipendio.”
Clippers: la sanzione NBA e le parole di Leonard
La lega ha comminato a Leonard una sanzione pecuniaria di 700.000 dollari per aver violato le norme regolamentari, contestandogli di aver sollecitato la franchigia per ottenere vantaggi commerciali extra-campo senza successivamente rimborsare le spese personali anticipate dal club.
Dal canto suo, l’ala statunitense ha allontanato ogni accusa di dolo o volontà di eludere le norme sulla gestione del monte ingaggi:
“Ho stipulato il mio contratto con i Clippers, così come gli accordi in questione, in buona fede, con la piena intenzione di adempiere ai miei obblighi e senza essere a conoscenza di alcun tentativo da parte di alcuno di eludere il tetto salariale.”
Il giocatore si è comunque assunto la responsabilità formale per l’operato del proprio entourage, manifestando l’intenzione di voltare pagina e concentrarsi sul prosieguo della carriera con il ritorno a Toronto.




