Nella lunga storia della NBA, poche situazioni risultano più amare per una franchigia del selezionare un futuro campione al Draft per poi cederlo immediatamente, senza che abbia mai indossato la maglia della squadra in una partita ufficiale. Scambi che al momento possono apparire sensati, ma che col passare degli anni si trasformano in rimpianti enormi. Eurohoops ha raccolto quindici casi emblematici di stelle che non hanno mai giocato per il club che le aveva scelte: ecco i più significativi.
Kawhi Leonard e Kobe Bryant: due leggende NBA cedute subito
Nel 2011, gli Indiana Pacers chiamarono Kawhi Leonard con la 15ª scelta assoluta, salvo girarlo immediatamente ai San Antonio Spurs in cambio di George Hill. Hill si rivelò un buon elemento per Indiana, contribuendo a due finali di Conference in cinque stagioni solide. Ma Leonard esplose ben oltre ogni previsione: a 22 anni era già MVP delle Finals, per poi vincere due premi consecutivi di Difensore dell’Anno e trascinare Toronto al titolo nel 2019 con un secondo riconoscimento da MVP della serie finale. I Pacers non fecero un cattivo affare in senso stretto, ma gli Spurs misero le mani su uno dei giocatori più completi della sua generazione.
Ancora più clamoroso il caso di Kobe Bryant. Nel 1996, gli Charlotte Hornets lo selezionarono con la 13ª chiamata, ma l’accordo con i Los Angeles Lakers era già definito: i diritti del diciassettenne Bryant finirono in California in cambio di Vlade Divac. Divac giocò due stagioni discrete a Charlotte, ma il confronto con ciò che Bryant costruì a Los Angeles è impietoso: cinque titoli NBA, 18 convocazioni all’All-Star Game, un premio MVP della regular season, due MVP delle Finals e 33.643 punti segnati in vent’anni di carriera. Uno degli scambi più squilibrati della storia della lega.
Gilgeous-Alexander, Mitchell e Nowitzki: talenti lasciati andare troppo presto
Charlotte compare di nuovo in questa lista con Shai Gilgeous-Alexander, scelto con l’11ª scelta nel 2018 e subito spedito ai Clippers in cambio di Miles Bridges e due future scelte al secondo giro. Dopo una stagione da rookie promettente a Los Angeles, SGA approdò a Oklahoma City nell’operazione che portò Paul George ai Clippers, dove la sua carriera ha preso una traiettoria straordinaria fino ai titoli di MVP della regular season nel 2025 e nel 2026. Bridges è stato un titolare affidabile per gli Hornets, ma di fronte a un giocatore capace di vincere due premi di MVP consecutivi, qualsiasi giustificazione perde di peso.
Nel 2017, i Denver Nuggets selezionarono Donovan Mitchell alla 13ª posizione per poi girarlo immediatamente agli Utah Jazz ricevendo in cambio Trey Lyles e Tyler Lydon (24ª scelta). Mitchell si impose fin da subito come una stella da 23,9 punti di media in cinque stagioni a Utah, condite da tre partecipazioni all’All-Star Game e prestazioni memorabili ai playoff. Denver ha poi costruito una squadra vincente attorno a Nikola Jokic, ma il pensiero di cosa sarebbe potuto nascere dall’accoppiata Jokic-Mitchell resta uno dei grandi scenari irrisolti della lega.
Il caso di Dirk Nowitzki è particolare. I Milwaukee Bucks lo chiamarono con la 9ª scelta nel 1998, ma lo scambio con Dallas era stato concordato prima ancora della serata del Draft: i Mavericks avevano selezionato Robert Traylor alla 6ª posizione proprio per conto di Milwaukee, e il tedesco prese la strada del Texas. Nowitzki non ha mai indossato altra maglia se non quella dei Mavs per 21 stagioni, accumulando 31.560 punti, un premio MVP nel 2007 e l’anello nel 2011. Tecnicamente i Bucks rispettarono un patto già siglato, ma vedere il nome di Dirk associato a Milwaukee nei registri del Draft resta un enorme rimpianto per la franchigia.
