HomeNazionaleItalbasket: il nuovo corso tra coach, veterani e tanti giovani

Italbasket: il nuovo corso tra coach, veterani e tanti giovani

Nell’ultima puntata di Backdoor Call con Marco De Benedetto abbiamo risposto ad alcune domande venute dalla nostra chat Premium di Telegram e in particolare come può diramarsi la nuova nazionale tra innesto di giovani, presenza di veterani e anche il nuovo coach. Ha analizzato così Marco De Benedetto.

Marco De Benedetto: Un cambio radicale e poi aggiungere i veterani alla fine, secondo me, non funziona. Il ricambio c’è ed è già in atto. L’anno di “buco” dalle grandi competizioni può essere un vantaggio per costruire, anche se le occasioni di lavoro restano poche. Serve dare un imprinting chiaro: cosa vogliamo essere come Nazionale. Non un contenitore vuoto con un’etichetta importante, ma un’identità concreta. Chi arriva per la prima, seconda o terza volta deve avere chiari identità e metodo di lavoro riconoscibile, così chiunque sia l’allenatore — aspettiamo l’ufficialità — trovi meno ostacoli, non perda tempo e abbia un filo conduttore da cui ripartire senza dover riscrivere il linguaggio tecnico ogni volta.

Che tipo di basket vogliamo fare? Che sistema adottare? Che squadra vogliamo essere? Cosa devono fare i giocatori al raduno? Queste abitudini quotidiane sono il sale del nuovo progetto. Per ripartire da capo servono fondamenta importanti: le porteranno il nuovo coach e lo staff, ma anche i veterani. Non so dirti se uno, due o cinque, ma qualcuno, soprattutto nella transizione, deve esserci. Partire da zero è utopico: lo zero non c’è. Siamo già in una fase di cambiamento. Penso a Spagnolo e Procida: per quanto giovani, sono già da considerare “piccoli veterani” del nuovo corso, alla seconda o terza convocazione.

Non diluire troppo nel tempo: dietro c’è una generazione rampante. Con collettori come dicevi tu, è l’adesso o mai più. Proviamo a creare una nostra “generación dorada”: quella maglia indossata per anni, continuità e identità. Non dico come la Spagna o l’Argentina o questa Germania, ma un ciclo che parta da giovani perché il talento è evidente.

 Al di là delle finestre o delle estati di un mese e mezzo, una parte essenziale del lavoro del nuovo corso — e quindi del Settore Squadre Nazionali, e sono sicuro che Gigi lo abbia chiaro — è operare durante l’anno seguendo i giocatori nel loro percorso. Il mercato non è più quello di 4–5 anni fa: cambia sempre, è più vasto, e molti non giocano in Italia. Cosa fa durante l’anno Garavaglia? Che basket sta giocando? Quali ambizioni ha? Cosa pensa della Nazionale? Bisogna scoprirlo parlando con lui e seguendolo sul campo in Germania. Stesso discorso per Suigo, Almega in Serbia/Lega Adriatica, Sar in NCAA e così via.

Serve presenza capillare sul campo da parte della federazione e del settore squadre nazionali, così da non perdere mai tempo durante la stagione, far sentire i giocatori seguiti e coinvolti in un processo e in un’identità. Evitiamo dinamiche “viene/non viene” alla chiamata, cose da passato o da calcio, con risposte controvoglia. Su questo ci siamo già scottati: servono meno figuracce e più costruzione, perché adesso abbiamo davvero materiale su cui lavorare.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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