HomeNBAKenny Atkinson a Treviso: «L'eurostep e Kukoc partirono da qui»

Kenny Atkinson a Treviso: «L’eurostep e Kukoc partirono da qui»

Kenny Atkinson è arrivato a Treviso con la curiosità di chi conosce già l’Italia e sa come viverla. Il coach dei Cleveland Cavaliers è ospite dell’Eurocamp NBA alla Ghirada e, tra un appuntamento e l’altro, ha trovato il tempo di passeggiare per il centro, sedersi a un bar, ordinare un espresso senza fretta, come ha dichiarato a La Tribuna di Treviso:

“Adoro girare le città quando si stanno svegliando, camminare a piedi per le strade e i vicoli. Gustarmi un espresso seduto al bar, non da portare via. Mi piace fare le cose con calma, senza farmi prendere dalla fretta. Treviso è incantevole, ho cenato in centro e stavo davvero bene. Qui la qualità della vita è molto alta. E mi piace che ci siano tanti posti dove si può camminare tranquillamente e liberamente. Perché non abbiamo copiato un modello simile negli Stati Uniti? Follia pura…”

Cinquantanove anni, originario di Huntington, New York, Atkinson ha un rapporto con l’Europa che viene da lontano. Ha giocato nel Vecchio Continente negli anni Novanta, e l’Italia non è un territorio sconosciuto. La tappa più significativa fu Napoli, nella stagione 1997/98, in A2. Una retrocessione alla fine, ma un’esperienza che è rimasta impressa:

“Ho giocato a Napoli, la mia migliore esperienza in Europa, anche se a fine anno siamo retrocessi. Ma la cosa che avevano di fan era incredibile. Ho ricordi del derby con Avellino e Pozzuoli: giocavamo in A2, non era certo la Nba, ma c’erano addirittura i fuochi d’artificio al palazzetto. Vennero i miei genitori a vedermi giocare e pensarono che fosse assolutamente folle. E poi il calcio: sono andato un paio di volte allo stadio e mi sono rimasti impressi i cori per Maradona. Anche se non giocava più lì, l’amore che i tifosi avevano per lui era qualcosa di indescrivibile.”

A Treviso ha ritrovato anche l’arbitro Roberto Chiari, trevigiano, che lo ha salutato dopo oltre trent’anni. Atkinson se lo ricordava benissimo.

Kenny Atkinson, da Marciulionis a Kukoc: quando l’Europa ha cambiato la NBA

La parte più sostanziosa della sua riflessione riguarda il rapporto tra basket europeo e NBA, un tema su cui Kenny Atkinson ha idee precise, maturate sia da giocatore che da allenatore. Oggi circa il 30% dei giocatori NBA è straniero, una percentuale che fino a vent’anni fa sarebbe sembrata irrealistica:

“Ricordo quando Marciulionis arrivò nella Nba e credo sia stato il primo ad aver mostrato l’euro-step. All’inizio non lo faceva nessuno, gli fischiavano sempre violazione di passi. Ora invece è nel bagaglio tecnico di molti. Poi ci sono stati dei centri, come Sabonis, che avevano doti di playmaking e che tirano da fuori: Jokic è un’evoluzione di tutto questo. In Nba è arrivato Toni Kukoc, che giocava qui alla Benetton, e ha cambiato la Nba, aumentando le spaziature. Ed è partito tutto da qui, da Treviso.”

Un filo diretto che Kenny Atkinson ricollega a Maurizio Gherardini, con cui ha avuto modo di parlare: fu lui a costruire a Treviso una squadra capace di ingaggiare giocatori alti con la capacità di tirare dall’arco, anticipando un modello che avrebbe poi trasformato il gioco NBA. Una rivoluzione partita dalla Ghirada.

Nel corso dell’Eurocamp, Atkinson ha anche seguito da vicino i playoff italiani, spostandosi a Venezia per osservare Saliou Niang, scelto dai Cavaliers al draft con la chiamata numero 58. Ha apprezzato l’atmosfera del palazzetto e il calore del pubblico, indicandolo come un contesto formativo ideale per i giovani. Sul futuro del basket italiano ha un’indicazione chiara: servono più investimenti, strutture più grandi e staff tecnici più numerosi, capaci di supportare l’analisi dei dati e lo sviluppo delle performance. La direzione, dice, è quella giusta. Ma si può fare ancora meglio.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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