HomeNBAKobe Bryant rivive con Federico Buffa nello spettacolo “Otto Infinito”

Kobe Bryant rivive con Federico Buffa nello spettacolo “Otto Infinito”

Sei anni dopo il tragico incidente in elicottero che ha portato via Kobe Bryant e la figlia Gianna Bryant, il mito ritorna grazie a Federico Buffa e al suo spettacolo “Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba”, in scena al Teatro Colosseo. Un lavoro che, come spiega lo stesso Buffa, non è uno spettacolo vero e proprio, ma un’elaborazione collettiva del lutto.

«Nonostante ne abbia la struttura, non è uno spettacolo vero e proprio. Ha tutto per esserlo: dall’eccellente direzione artistica ai ritmi. Ma dopo tre minuti il pubblico conosce già la storia, ogni cosa. È un’elaborazione del lutto collettiva, che in certi momenti assomiglia a una messa cantata. Il pubblico ha una devozione per lui e per il gioco, si celebra un mito».

Kobe Bryant come eroe della tragedia greca

Per Buffa, la chiave di lettura di Kobe Bryant è quella della tragedia greca: un eroe che ha cercato l’immortalità, costretto dal fato a guardarsi:

«La sua parabola ha tutti i topoi della tragedia greca: è un eroe, ha costretto il fato a guardarlo, ha cercato l’immortalità». In campo soddisfaceva la parte iper-aggressiva di sé, mentre fuori era un uomo al di sopra della norma: parlava quattro lingue, leggeva riviste politiche e spiegava nei dettagli come si cuoceva un piatto al ristorante cinese. «Non sono i 18 anni di uno normale, ma di un eroe greco».

Crescere in Italia, spiega Buffa, gli ha dato il vantaggio di non svilupparsi in un ambiente iper-competitivo come quello americano. Ha potuto avvicinarsi all’arte, vivere in città come Pistoia e Reggio Emilia, vedere i bronzi di Riace e il Rinascimento. Ma quando tornava negli Stati Uniti non aveva un’identità afroamericana consolidata: «Gli parlano in slang, lui sorride ma non capisce. E porta tutto in campo per primeggiare».

La mentalità, gli infortuni e il numero 24

Tra gli episodi che meglio raccontano la mentalità di Kobe Bryant, Buffa cita la finale olimpica di Pechino 2008: dopo la vittoria degli Stati Uniti contro la Spagna, Kobe mise la medaglia d’oro nell’armadietto di Pau Gasol con un messaggio scritto: «Cabron sei qua’». Poco dopo avrebbero vinto il titolo NBA insieme.

Sul numero 24: «In carriera Kobe Bryant ebbe anche il numero 24, che è una derivazione dell’8. A partire dalla stagione 2006/07 cambia approccio: già che si moltiplica il suo numero storico, l’8, per 3, il numero perfetto, diventa così 24, come le ore per pensare a un’azione. Il numero di Michael Jordan, 23, più uno».

Nessuno, ricorda Buffa, ha avuto tanti infortuni come lui giocando sopra. Ha vinto l’ultimo titolo NBA con l’artrite alle mani. Contro San Antonio Spurs segnò 44 punti e coach Gregg Popovich chiese ai suoi vice come fosse stata la giornata di Bryant: non partì tra i primi cinque, entrò a partita in corso dopo aver messo le ginocchia nel ghiaccio, ma fu inarrestabile.

Il quintetto ideale secondo Buffa

Il quintetto ideale di tutti i tempi secondo Buffa: Wilt Chamberlain, Magic Johnson, Michael Jordan, Larry Bird e per ala grande Hakeem Olajuwon, giocando la carta strategica per il ruolo chiave.

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Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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