“È basso, è vecchio, è in fase calante”, questi alcuni (per fortuna molti non la pensavano così) dei commenti arrivati quando Kyle Hines ha firmato la scorsa estate con l’Olimpia Milano. Quasi una lesa maestà per un giocatore in grado di vincere quattro volte l’Eurolega (due con l’Olympiacos e due con il Cska) e di raggiungere la Final Four praticamente ogni stagione.
Lo scorso turno ha aggiunto un altro prestigioso traguardo alla sua straordinaria carriera, arrivando a quota 300 partite disputate nella massima competizione continentale, anche con il Brose Bamberg oltre con le tre squadre citate precedentemente. Il primo americano della storia a giocare un numero così alto di partite ed il settimo in assoluto.
Un fenomeno, dal QI cestistico clamoroso
Il lavoro e la sua grandissima intelligenza cestistica sono stati gli elementi in grado di renderlo una leggenda del basket europeo. Non certo i suoi 1,98 centimetri o un talento superiore alla media, quanto meno per il suo ruolo di centro, ma la sua etica professionale, un fisico statuario e la capacità di leggere le partite, dando un contributo eccellente soprattutto in difesa.
Tanto da essere nominato due volte miglior difensore dell’Eurolega, entrando anche tra i migliori giocatori dell’ultimo decennio. Con il passare degli anni, l’esperienza gli ha permesso di crescere e migliorare ulteriormente, riuscendo anche in giocate non certo comuni tra i centri, come quel portare la palla in palleggio, in stile playmaker, vista in più di un’occasione a Milano.
A Milano prova ad allungare i suoi record
Un po’ come avvenuto spesso nella sua carriera, il contributo in maglia Olimpia non è appariscente, ma di sostanza e qualità. Quando entra in campo spesso cresce l’efficienza difensiva della squadra di Ettore Messina, aiutando l’AX a dare una svolta alla partita. Ed anche in attacco, pur non essendo un realizzatore (è 23° tra i lunghi per punti segnati), il contributo non manca.
L’ex Cska ha una serie aperta di otto qualificazioni consecutive alle Final Four, in cui è stato sempre presente dal 2012 ad oggi. Milano non raggiunge questo traguardo da 29 anni, quando venne fermata in semifinale dal Partizan Belgrado nell’aprile 1992. Ha scelto uno dei più vincenti della storia recente per provare a rompere questo tabù. Ci riuscirà?
