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Lamar Odom sul coma del 2015: “Mi sono svegliato dopo 12 ictus”

Il collasso di Lamar Odom al Bunny Ranch nel 2015 è stato per anni pane per i tabloid, ma la versione dell’ex campione Lakers dipinge un quadro molto diverso da quello della semplice overdose. Ospite di “Cousins with Vince Carter & Tracy McGrady“, Odom ha ripercorso quei momenti drammatici, offrendo dettagli inediti sulla sua condizione medica “impossibile” e lanciando il sospetto di essere stato vittima di un avvelenamento in un momento di estrema fragilità emotiva.

“Voglio essere onesto con voi: quel giorno non avevo preso droghe. Non ne avevo con me. Ero a Las Vegas da una settimana, avevo appena firmato le carte del divorzio e mi sentivo a pezzi. Sono andato al Bunny Ranch perché sapevo cos’era, volevo solo svagarmi, ma ero arrabbiato perché non avevo nemmeno della cocaina da portare con me. Ho dato la mia carta nera, ho versato 75.000 dollari e ho chiesto di mantenere il segreto per proteggere il brand della mia ex famiglia. Mi sono seduto, ho preso un drink e mi sono svegliato tre giorni dopo in ospedale. I medici mi dissero che ero stato in coma, che avevo avuto 12 ictus e 6 attacchi di cuore. Quando mi sono svegliato non riuscivo nemmeno a parlare, ci sono voluti due mesi per recuperare la voce. Medicamente parlando, non c’è ragione per cui io sia qui oggi, sano e capace di parlare con voi. Sono stato avvelenato? Non lo so, ma so di non aver usato sostanze quel giorno.”

Il racconto di Odom trasforma una tragedia pubblica in un percorso di redenzione quasi mistico. Sopravvivere a dodici ictus e sei infarti non è una statistica medica, è un’anomalia che Lamar oggi interpreta come una chiamata a uno scopo superiore: aiutare altri tossicodipendenti a uscire dal tunnel. È la storia di un uomo che è tornato dall’abisso per dire che, a volte, la verità non è quella scritta sui verbali, ma quella che ti permette di guardarti allo specchio e ricominciare da zero.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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