I DEMERITI DI CANTU’
Come scrivevamo sopra, non ci sono solo meriti fortitudini però. Anche Cantù, da par suo, ha commesso errori decisivi per indirizzare l’esito della partita.
E in particolare in attacco si può andare a trovare una delle cause della sconfitta. Nel dettaglio, parliamo dei tiri aperti, su cui l’Acqua San Bernardo ha messo assieme un misero 3/12 (otto punti totali, 6/14 per la Fortitudo per sedici punti; otto punti di differenza in una partita terminata con sette punti di scarto…), peraltro rafforzato dal 2/2 di Procida. Se restringiamo ai soli Gaines, Smith e Johnson, il conto diventa un 1/10 impietoso.
Come spesso si dice dall’altra parte dell’Oceano: It’s all about making shots. Si chiama pallacanestro. Conta segnare. Semplicistico, ma in questo caso molto vero.
Anche perché Gaines e compagni arrivavano come quarta squadra del campionato per percentuale di realizzazione su tiri aperti (dati InStat): 42.9% di conversione, dietro solo a Milano, Sassari e Trieste.
In una partita di tale importanza, con una pressione simile addosso, sbagliare continuativamente tiri del genere, dove l’attacco ha sostanzialmente battuto la difesa e deve “solo” concretizzare il vantaggio segnando, può essere un peso mentale ed effettivo davvero insostenibile.
E la sensazione è stata proprio che Cantù, nel momento decisivo, abbia pagato questa sua imprecisione quando si è trovata a dover mettere punti a tabellone.
Una mancanza che, purtroppo, è finita per costare la retrocessione.
