I Los Angeles Lakers sono di nuovo al centro della scena NBA, tra la storica vendita della franchigia e i rapporti sempre più complessi tra Jeanie Buss e LeBron James. Un approfondimento di ESPN sulla cessione da 10 miliardi di dollari ai nuovi proprietari guidati da Mark Walter ha riportato alla luce anni di tensioni interne alla famiglia Buss e frizioni con l’asse James–Rich Paul, mentre The Athletic si è concentrata soprattutto sugli equilibri di potere attuali intorno alla stella gialloviola.
Secondo quanto ricostruito, a irritare Jeanie sarebbero stati in particolare l’ego di LeBron e il peso di Klutch Sports nelle scelte dei Lakers, amplificato dal fatto che l’agenzia rappresentasse anche Anthony Davis. In una dichiarazione rilasciata a Sam Amick, però, Buss ha difeso pubblicamente il quattro volte MVP: “Non è giusto che i rumors trascinino LeBron nei drammi della mia famiglia. Dire che non è stato apprezzato è falso e profondamente ingiusto nei suoi confronti”. Un modo per ribadire quanto il titolo del 2020 e l’impatto mediatico di James restino centrali nella narrazione gialloviola, pur dentro un rapporto spesso segnato da meeting chiarificatori, segnali via media e frustrazione reciproca.
The post-Jerry Buss era of the Lakers was defined by resentment, dysfunction and conflict — and ended with the loss of the most valuable family-owned franchise in the world.@Baxter on the sibling infighting, attempted coups and deep distrust that drove the $10 billion sale ➡️… pic.twitter.com/hj9NuYpGTJ
— ESPN (@espn) January 21, 2026
La trade che nel 2025 ha portato Luka Dončić a Los Angeles, con Davis spedito ai Mavericks, ha cambiato radicalmente la mappa del potere nello spogliatoio. La nuova superstar non è targata Klutch, ma assistita da Bill Duffy, e la dirigenza dei Lakers avrebbe vissuto questa novità come una “decentralizzazione” dell’influenza di Paul sulle decisioni tecniche e di mercato. La scorsa estate, The Athletic ha rivelato come la dirigenza non abbia presentato subito un’estensione a LeBron, lasciandogli la scelta sulla player option. Un segnale chiaro di come il front office voglia riprendere il controllo sulla progettazione a lungo termine.
Nel frattempo, Jeanie Buss – rimasta governor dopo la vendita – ha completato una vera e propria rivoluzione interna licenziando i fratelli Joey, Jesse, Jim, Johnny e la sorella Janie, rompendo con il modello di gestione familiare che aveva caratterizzato l’era di Jerry Buss. Sul parquet, però, l’identità resta nebulosa: dal titolo nella “bolla”, i Lakers viaggiano a metà classifica per percentuale di vittorie, hanno sprecato scelte importanti su giovani che non incidono e sono usciti tre volte su quattro al primo turno playoff.
Anche la stagione in corso alimenta i dubbi dei tifosi: senza James nelle prime 14 gare il record è stato ottimo, con il suo rientro i risultati sono positivi ma non supportati da numeri avanzati all’altezza, con un net rating mediocre e un trio James–Dončić–Reaves ancora lontano dallo standard delle coppie d’élite NBA. In questo contesto si inseriscono le uscite di Rich Paul, arrivato a ventilare l’idea di una trade per Jaren Jackson Jr. sacrificando Reaves, subito stoppate pubblicamente da LeBron (“parla per sé”). A 41 anni, con una player option pesantissima e il futuro aperto, James resta il fulcro di ogni scelta: per i Lakers del dopo–Buss proprietaria la vera partita, dentro e fuori dal campo, è trovare un equilibrio sostenibile tra superstar power, progetto tecnico e nuova governance.





