Ecco. Detto. Ridetto. Mai fatto.
Considerazioni che vengono da una qualità che oggi non va più di moda: la competenza.
L’incompetenza, al contrario, non rischia mai. E genera, come unico figlio, l’immobilismo. Sia mai che si rischi qualcosa cercando di prevenire un problema, andandone alla radice, cercando una prospettiva. La morte della programmazione. Meglio aspettare, inseguire gli eventi, vedere come butta, prima di dire qualcosa. Si chiama opportunismo.
E se butta male?
Magari sperare in qualche miracolo. O magari chiedere la grazia al Santo Padre… Ops… Fuga di polpastrelli… Occorre precisare: ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale, e chi eventualmente dovesse individuarne, di riferimenti, lo faccia sotto la propria responsabilità individuale.
Noi ci assumiamo solo la responsabilità di urlare, ma forte, che nel basket sarebbe ora di cacciare i mercanti dal Tempio.
Noi, figli di questa terra povera, o per meglio dire, impoverita dagli egoismi di potere, poiché in origine era ricchissima e fertile, ci limitiamo a piegare la schiena e andare ad arare il nostro campo. Dove è fiorito il trifoglio, ovvero il 3-0 per Milano, contro Venezia, e per Bologna contro Brindisi. Più agevole per l’Olimpia, con la Reyer (22 Daye, 19 Watt) che ha resistito un tempo (38-38), prima di cedere all’onda d’urto dell’Armani (19 Punter, 17 Hines, 16 LeDay e Shields, 11 Rodriguez, per 83-93 finale), mentre il brivido è venuta da Bologna (78-75), sangue e arena, dove per domare una meravigliosa Brindisi sono servite le magie di Milos Teodosic (29 punti in 27 minuti). Da sabato la finale tanto attesa. Olimpia e Virtus, il derby d’Italia, 43 scudetti in campo (28 Milano, 15 Bologna), antica nobiltà, che l’Olimpia ha già rinverdito, e la Virtus sta cercando di rispolverare. Correva un ormai lontanissimo 1984 l’ultima volta in cui le due squadre si sono scontrate in finale scudetto. Si giocava lo scudetto al meglio di tre partite, e ci furono soltanto vittorie esterne, due volte la Virtus a Milano, una volta l’Olimpia a Bologna. Fu lo scudetto della stella per i cavalieri dalla V-Nera, di Alberto Bucci. C’era il rammarico per l’assenza di Dino Meneghin in gara3. Memorie a parte, noi scommettiamo che da sabato prossimo torneremo a divertirci. Molto!





