HomeLega BasketLegabasket: la seconda vita di Baldasso "In passato non davo il 100%"

Legabasket: la seconda vita di Baldasso “In passato non davo il 100%”

Un viaggio lungo, e che qualche volta ti porta dove mai ti saresti aspettato. Questa frase frase racchiude un po’ la vita di ognuno, e in fin dei conti è anche una buona metafora cestistica. Quante storie di basket abbiamo sentito che raccontassero questa eterna verità? Moltissime, una più ispirante dell’altra. E quella di Tommaso Baldasso potrebbe essere l’ennesima. Certo, non stiamo parlando di un bambino nato nella povertà di Akron e diventato re della palla a spicchi. La realtà del nativo di Torino è più umile, ma altrettanto interessante.

Tutto parte dalle giovanili a Moncalieri, per passare poi alla Virtus Roma. Quattro anni nella capitale, dove il ragazzino impara a diventare grande. L’ultima stagione, in particolare, è quella del salto definitivo. Un campionato maledetto per la squadra di coach Bucchi, costretta a ritirarsi a causa del fallimento della società. Ma per Baldasso questa situazione di estrema difficoltà è l’occasione giusta per mettersi in mostra. Nel Dicembre 2020, dopo lo sfaldamento della Virtus, il playmaker viene infatti chiamato a rinforzare il roster della Fortitudo. L’ultima parte di quella stagione si chiude in maniera positiva per lui, ma altrettanto non accade nella nuova annata. La situazione a Bologna inizia a surriscaldarsi, a causa di risultati che non arrivano e progetti che falliscono. In quel contesto, Baldasso non riesce più ad esprimersi come potrebbe fare. A quel punto, ecco la chiamata che mai si sarebbe aspettato: l’Olimpia Milano.

Arrivato come rimpiazzo, l’ex Virtus riesce però a conquistarsi i suoi spazi. L’esordio in Eurolega, la crescita dei minuti in campionato. Tutti segnali di un rendimento costantemente in crescita, e che lo portano ad essere uno degli idoli della tifoseria. Ora, alle porte dei playoff di Serie A, Baldasso si candida ad essere una pedina importante nel roster milanese. In uscita dalla panchina, certo, quasi sicuramente con minuti risicati. Ma Tommy ha dimostrato di saper rendere in quel poco che gli viene concesso, prendendosi anche dei rischi se necessario. Senza paura, caratteristica che Messina apprezza molto.

A raccontare questo suo viaggio e l’esperienza milanese fino ad ora è stato proprio Baldasso in un’intervista a Tuttosport.

Io posso parlare per me. Ho provato a integrarmi bene. L’impressione è che quest’anno ci sia più spazio possibile, se meritato. So che ogni minuto va conquistato.

So di essere uno o due passi indietro i compagni. Ma ho scoperto qui che in passato non davo tutti i giorni il 100% in termini di concentrazione e impegno. Non riuscivo a dare continuità. Ora so che uno sbaglio mi riporta in panchina e probabilmente per tutta la gara. É stimolante.

Dichiarazioni che subito fanno comprendere l’umiltà di un ragazzo che vuole solo giocarsi le proprie chances. Un giocatore conscio delle sue possibilità, conscio del suo posto in squadra, e che fa di tutto per rendere al meglio nello spazio concesso. L’esperienza milanese sta sicuramente giovando a Tommaso Baldasso, che alla Fortitudo aveva perso la propria bussola.

La Fortitudo non era contenta di me, io non mi sentivo a mio agio. Quando si delude bisogna assumersi responsabilità. L’ho fatto. E ho scelto Milano per imparare, mettermi alla prova, sapendo che sarebbe stato molto difficile.

E così è stato. Giocare alla corte di Ettore Messina non è compito facile per nessuno. Ma Baldasso non si è lasciato spaventare da tutto ciò, cogliendo l’opportunità appena si è presentata. In modo da imparare da un coach straordinario come l’ex Spurs, così come dai migliori giocatori d’Europa.

Messina è molto esigente, molto tosto, richiede un impegno mentale davvero elevato e questa è stata la sfida. Per me è un privilegio. Se anche non giocassi mai, potrei raccontare un giorno di avere avuto lui come allenatore ed essermi allenato con il Chaco Rodriguez e Malcolm Delaney. Suvvia, a chi capita?

Parole che, ancora una volta, sottolineano tutta l’umiltà di Baldasso. Un giocatore che sta vivendo un’inaspettata seconda vita, cercando di coglierne il più possibile gli insegnamenti. E magari, perché no, farsi confermare anche per il prossimo anno. Utilizzando le armi che ha imparato ad usare proprio in queste settimane.

Io ci provo. Significherebbe che ho meritato una chance, per il comportamento e l’atteggiamento.

Magari Baldasso non giocherà un minuto nei prossimi playoff di Legabasket, magari la conferma non arriverà mai. Ma Tommy in queste settimane ha dimostrato di che pasta è fatto, e tanto basta. La sua storia è stata scritta ma non è finita qui, il futuro riserberà sorprese.

 

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.