Prueba de fuego, si direbbe da quelle parti. O meglio, proba del nou. Perché se si vuole riconoscere un attributo determinante nella vittoria del primo Clasico stagionale in Liga Endesa, andato in scena ieri sera al WiZink Center, casa del Real Madrid, è l’orgoglio eminentemente catalano del Barcellona targato Sarunas Jasikevicius. La prova del nove non è stata risolta in maniera spettacolare e scintillante, e probabilmente questa squadra mai lo farà. Ma sconfiggere questo Real nella situazione contingente che i blaugrana stanno affrontando evidenzia, se mai ce ne fosse bisogno, quanto questo collettivo si fondi su chiari e limpidi principi. Talvolta sarà destinata ad arenarsi e contorcersi in ragionamenti cervellotici, ma la qualità e l’esperienza non sono merce di cui si dispone a piene mani sul mercato. E il Barcellona ne possiede a bizzeffe. 75-85 il finale. Ma che partita…
Rotazione a 10 uomini per Jasi, tutti compresi tra i 13’ di Sergi Martinez e i 27’ di Laprovittola. Rotazione a 12 per Laso, che rinuncia a Thompkins per inserire il figliol prodigo Deck, apparso ancora lontano dalla condizione ideale ma presente sul parquet nei momenti clou della partita. Il livello di letture, accorgimenti e modifiche tattiche di entrambi i coaching staff è, ovviamente, di un livello irraggiungibile se si considera il panorama europeo. Il lavoro a rimbalzo dei quintetti blaugrana limita il dominio sotto le plance dei lunghi del Madrid (Tavares, Poirier e Yabusele limitati a 12 totali) e, sommato alle rotazioni egregie sui pick and roll, l’attacco madrileno ha battuto spesso in testa. Gli aiuti dal lato forte sono arrivati coi tempi giusti: ne è testimonianza l’8/24 dalla distanza, figlio di conclusioni mai comode e tentate con agio. Ma è nella metà campo offensiva che Jasikevicius vince il duello con Laso. A vedere il tabellino, nessuna prestazione potrebbe saltare particolarmente all’occhio. Ma è proprio questa la forza del Barcellona: poter disporre di molteplici bocche da fuoco da poter alternare a seconda delle difese proposte dagli avversari.
Le attenzioni vanno alla ricezione in post basso di Mirotic? Si aprono gli spazi per le triple di Kuric. Si decide di negare le uscite dai blocchi dei tiratori? Brandon Davies è pronto a punirti spalle a canestro. Si insiste con una difesa drop per negare le penetrazioni? Sanli e Mirotic allargano il campo liberandosi dalla media e dalla lunga distanza. Le rotazioni di Laso disinnescano i tiratori sugli scarichi? La locura dell’MVP di giornata Laprovittola, Higgins e Jokubaitis eccellono nelle letture del pick and roll e nella possibilità di creare attacco a giochi rotti. Se si aggiunge un Calathes da reinserire a pieno regime nel motore (anche ieri solo 4 punti e 5 assist in 16’ ma +11 di +/-) e un Dante Exum escluso per motivi di passaporto, si capisce come l’arsenale a disposizione del coach lituano è paragonabile a un coltellino svizzero. Sì, ma grande come tutti i 26 cantoni.
El Clasico win for Barcelona #LigaEndesa
Sanli 17pts, Kuric 17pts, Mirotic 13pts – Tavares 12pts, Llull 11ptshttps://t.co/AfTfTgSvpS
— Eurohoops (@Eurohoopsnet) January 23, 2022
La sfida col Real Madrid, anche in questo caso animata da discussioni arbitrali e da una tensione costante, arrivava in un momento della stagione estremamente delicato per Jasi e soci. Dopo l’irripetibile, per quanto straordinaria, vittoria contro Kazan al Palau Blaugrana, dicembre si era chiuso con la rullata in EL in quel di Vitoria. L’inizio di gennaio non è stato migliore: sconfitta interna in Liga col Manresa di un indemoniato Moneke (già segnato il nome sul taccuino?); 1-2 nelle tre sfide di Eurolega, dove la vittoria interna con l’Efes ha mitigato parzialmente le dolorose sconfitte con Milano e Kazan. Il Barca dell’ultimo periodo ha mostrato i fantasmi di inizio stagione, almeno a livello estetico e di produzione offensiva: una macchina ingolfata, imbolsita, che aveva trovato una miscela migliore se governata dalla coppia Laprovittola-Jokubaitis ma che, con le redini prese nuovamente in mano da Calathes, fatica a esprimersi con la stessa fluidità. Vogliamo aggiungere al carico le dichiarazioni, per utilizzare un eufemismo, discutibili del coach di Kaunas riguardo tazze di tè o animali? Aggiungiamole.
A posteriori siamo capaci tutti di esprimere giudizi. Certo è che uscire sconfitti dal WiZink Center sarebbe stato un boccone difficilissimo da digerire dalla truppa di Jasikevicius. Ulteriori nubi si sarebbero addensate. Ulteriori voci si sarebbero sparse. Ulteriori dubbi si sarebbero insinuati. Attenzione: non credere che tutto sia magicamente risolto. Le classifiche nazionali ed europee lo manifestano chiaramente. In testa il colore è blanco. In entrambe. Coach Pablo Laso può potenzialmente disporre di un roster ancora più profondo, a maggior ragione se si dovessero confermare le voci di un possibile ritorno all’ovile di Juancho Hernangomez (Orazio Cauchi per puntuali aggiornamenti). Decidere ora quale tra i due colossi sia migliore è compito improbo. E forse, anche di fronte al verdetto finale, non sapremo mai deciderci. Le ultime immagini, però, parlano blaugrana. Lampi di Sanli e pennellate di Mirotic. Coltellate di Kuric e assoli di Jokubaitis. Una tela, un palco, un campo di battaglia. En todas partes, Barcellona. O meglio, tot arreu.




