HomeLega BasketLouis Olinde, cosa porta alla Reyer Venezia? Lo scouting

Louis Olinde, cosa porta alla Reyer Venezia? Lo scouting

La curva

Se si mette in fila la resa offensiva stagione per stagione, il quadro è quasi didattico. Nell’ultimo anno a Bamberg, su 274 possessi conclusi in 38 partite, Olinde produsse 226 punti, ossia poco più di otto ogni dieci possessi, con un pessimo 73 su 215 dal campo. Era un giocatore che tirava male e che non sapeva ancora cosa fare della palla, poi al primo anno berlinese sale a 293 punti in 317 possessi, quindi poco più di nove ogni dieci, e già lì cambia qualcosa, perché anche la transizione comincia a diventare un’arma vera con 85 punti in 70 possessi.

Il vero salto qualità è arrivato nel 2021-22 quando in 64 partite chiude 415 possessi per 439 punti, superando per la prima volta la soglia del punto per possesso grazie ai suoi 154 canestri su 321 tiri, praticamente il 50%. E l’anno successivo, il 2022-23, è senza dubbio il migliore della sua carriera, con 479 possessi e 519 punti, un rendimento che in una squadra di EuroLeague significa essere una delle opzioni più affidabili dell’intero roster.

Quella stagione lo vede tirare 183 su 352 dal campo, sfiorando il cinquantatré per cento complessivo, oltre a migliorare sensibilmente dal punto di vista fisico ed atletico, a testimonianza dei 117 possessi in transizione chiusi con 140 punti. Nel 2023-24 il livello resta identico, 363 punti in 338 possessi, con l’aggiunta di una crescita nelle situazioni di gioco disegnato che merita un discorso a parte.

Poi arriva la battuta d’arresto: nel 2024-25, l’ultima stagione berlinese, la produzione scende a 290 punti in 301 possessi, con un dato in particolare che precipita, e cioè quello sulle conclusioni negli ultimi quattro secondi del cronometro dei ventiquattro, dove Olinde chiude 33 possessi per soli 15 punti. Nello stesso anno il suo tiro da tre in EuroLeague crolla sotto il venti per cento. Il trasferimento a Manresa nell’estate 2025 arriva anche perché l’ALBA lascia l’EuroLeague per la Champions League, e la Liga Endesa gli restituisce buona parte di quello che aveva perso, con 342 punti prodotti a poco più di un punto per possesso in 39 partite e un ritorno a percentuali sane dall’arco.

Il giocatore che vive di vantaggi altrui

Il dato che più di ogni altro definisce Olinde come giocatore non è la resa ma il volume. Nella sua stagione più prolifica ha concluso in prima persona meno di otto possessi a partita, e nell’ultima annata spagnola siamo sugli stessi ordini di grandezza. È un numero bassissimo per un’ala di 205 centimetri che gioca trentanove partite, e non è un difetto, è la definizione stessa del suo mestiere. Gli addetti ai lavori lo classificano come ala tiratrice da ricezione, e la classificazione regge, perché tutta la sua produzione nasce da vantaggi che qualcun altro ha creato prima.

La conferma sta nel confronto tra due tipologie di situazioni differenti: da un lato la transizione, dove non ha mai sbagliato un’annata da quando è a Berlino e dove ha sempre viaggiato ampiamente sopra il punto per possesso, toccando il picco nel 2021-22 con 106 punti in soli 80 possessi, confermandosi un’arma letale in ripartenza grazie alla sua velocità e la sua intelligenza cestistica; dall’altro la fine azione, il cosiddetto clutch time, che è il momento in cui il sistema ha già fallito e serve qualcuno che inventi.

Lì Olinde è stato buono solo nelle due stagioni in cui l’ALBA era una squadra funzionante, mentre negli altri anni è sceso sotto gli otto decimi di punto per possesso, fino al minimo dell’ultima stagione berlinese. Leggendo questi numeri Olinde sembrerebbe un giocatore che ha bisogno di molta fiducia e del contesto giusto per riuscire anche ad assumere il ruolo di giocatore decisivo a tutto tondo.

Lo stesso vale per l’attacco contro la pressione a tutto campo, che nel biennio 2022-24 gli fruttava più di un punto per possesso e che nell’ultimo anno a Berlino e nella stagione spagnola è tornato attorno al 0.7/0.8.

I limiti però sono altrettanto chiari. Olinde non ha mai superato 1.5 assist di media in una stagione in carriera, con un massimo assoluto di sette assist in una singola partita raggiunto nel 2022, il che significa che non va considerato un elemento di costruzione nemmeno in seconda battuta, nonostante un playmaking molti più efficiente quando gioca per la Germania.

Il tiro da fuori resta forse l’incognita più fastidiosa, perché la sua carriera alterna annate abbondantemente sopra il quaranta per cento ad altre in cui non arriva al trenta, e la stagione berlinese 2024-25 è la prova che quando la mano si raffredda il resto del suo contributo offensivo si assottiglia parecchio.

Come detto precedentemente, rende al massimo quando tutto il contesto è oliato impeccabilmente. Anche i liberi hanno oscillato in modo poco rassicurante nell’ultimo anno, con un rendimento molto solido in EuroCup e uno decisamente meno buono in campionato spagnolo.

Il rimbalzo, infine, è una voce su cui pesa il tempo. Da giovane, a Bamberga, era il suo tratto distintivo, con cinque catture a partita e un massimo di quindici. Negli anni berlinesi è sceso stabilmente sotto le quattro, per poi risalire a Manresa con 4,3 in campionato e 4,8 in EuroCup, numeri sicuramente buoni per un’ala piccola ma appena sufficienti per uno che a Venezia verrà probabilmente usato anche da quattro.

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