L’EuroLeague ha, forse, per le mani la possibilità di mandare un messaggio di unione, di comunione d’intenti e di vedute. Il Maccabi Tel Aviv ha chiesto ai proprio giocatori un taglio del 10% del loro salario a causa delle mancate entrate per i noti problemi che stanno coinvolgendo lo stato d’Israele e ovviamente anche la squadra. Le perdite economiche sono ingenti in quanto il Maccabi gioca le partite casalinghe a Belgrado a porte chiuse. Che sia il momento per EuroLeague di fare un passo? Ne abbiamo parlato con Marco De Benedetto durante l’ultima puntata di Backdoor Call.
Mi viene in mente una situazione simile che si era verificata con l’interruzione dei vari campionati col Covid. Quando ci sono cause di forza maggiore del genere che nessuno si augura e ci sono sforzi evidenti da parte del club per portare a termine la stagione facendo in modo che i giocatori giochino, fare un passo verso il club stesso credo che sia un atto, se non dovuto, almeno comprensibile. Credo che non ci saranno grandi problemi, probabilmente quello che ci si aspetta da parte del club è che l’associazione di giocatori, se non la stessa Eurolega, riescano eventualmente, qualora i giocatori poi lo richiedano, a far fronte al 10% che balla.
Ci si dà una mano tutti per portare a termine una stagione che è veramente difficile, anche solo logisticamente per un club. Anche se sei il Maccabi, far fronte a quello che è successo, tutto di colpo, è tosta, anche perché rispetto per esempio il Prometey per motivi analoghi, tristi, deve giocare a Riga già da due anni. Ma il Prometey lo sa, lo sapeva e si era preparata, ma comunque riesce a condurre una stagione e non gioca tutte le partite che deve giocare una squadra di Eurolega. Quindi tutto quello che sta affrontando il Maccabi è maggiorato, per cui la ritengo un’idea comprensibile.
Viene da pensare anche che il 5-10%, è talmente una piccola la parte che dovrebbe coprire eventualmente l’Eurolega e mi sembra la classica occasione di un pochino redimersi.
