Malcolm Delaney è uno dei punti fermi di questa stagione dell’Olimpia Milano e, anche se a sprazzi, si è rivisto il vero giocatore che potrebbe essere. E’ riuscito a star lontano dagli infortuni per un buon periodo e sta provando a essere decisivo non solo con la sua difesa, ma anche con alcune prestazioni offensivamente di rilievo, come ad esempio quella a Barcellona nel giorno del suo rientro.
Non volevo tornare in Europa dopo l’esperienza in NBA –ha detto a basketnews– perché sapevo di poter far parte di quel mondo. Poi Atlanta ha cominciato a tankare, il mio ruolo è cambiato e tutto è andato in modo diverso da come mi aspettassi.
Il suo obiettivo era quello di cercare qualcosa in NBA e giocarsi le sue carte. Ha lasciato sul piatto diverse offerte da Cina, Europa e anche dall’Olimpia Milano. Infatti Messina, appena insediatosi sulla panchina biancorossa, lo aveva subito contattato. Malcolm però non voleva sentir parlare di Europa e rifiutò ogni abboccamento. A quel punto Milano virò su Shelvin Mack, anche se l’amore fa giri immensi e poi ritorna…
La strada NBA sembrava sempre più chiusa e buia, le possibilità sembravano poche e allora si fece avanti il Barcellona per riportarlo in Europa. Dapprima l’idea era quella di non tornare in Europa, ma poi vedendo le ambizioni, gli arrivi di Mirotic, Higgins e Abrines, oltre alla necessità di stabilizzare il suo futuro economico al grido di “secure the bag”, decise di accettare l’offerta del Barcellona a meno soldi di quelli che avrebbe percepito con le prime offerte, con l’idea di vincere l’Eurolega.
Il suo minutaggio non era altissimo, ma l’efficienza era buona, il Barcellona andava bene e lui aveva accettato di uscire dalla panchina sino alla pausa per Covid. MD aveva già espresso ai blaugrana l’idea di firmare un annuale con sua opzione per poi rinnovare tre anni e chiudere lì la carriera.
Torno in Europa, ma voglio chiudere la carriera dove firmo.
La pausa ha portato una rottura tra le parti, anche forse a causa della logica di basket e di gestione proposta da Pesic. In quel momento è ritornato alla carica Ettore Messina, questa volta per la stoccata vincente.
Quando ho parlato con lui al telefono ho capito che era il coach per cui volessi giocare. Il suo modo di gestire le cose, l’ambizione di un progetto e una concezione orientata all’NBA come modello mi ha fatto essere sicuro da subito.
Dopo l’esperienza Mack, coach Messina non poteva sbagliare e Delaney era una polizza di sicurezza per qualità e rendimento. All’Olimpia ha avuto diversi problemi fisici che gli hanno sempre impedito di essere il trascinatore che si era visto a Kuban, ma in questi ultimi mesi sta ritrovando feeling con il gioco e con il suo attacco, sebbene viaggi ancora con alti che magari sono acuti, ma anche bassi che si rivelano fragorosi e molto appariscenti. Però il suo presente e, nel caso il suo futuro, sono a Milano:
Mi è bastato parlare con Messina per capire dove sarei voluto essere. Non abbiamo parlato mai davvero di soldi.
Ora Delaney è al termine del contratto coi biancorossi, ha sempre espresso il desiderio di chiudere cosi la sua carriera europea e tornare in patria, ma se mai dovesse restare in Europa, l’unico posto in cui vorrebbe stare è Milano. Perché è nato un amore e anche se il pubblico ogni tanto fatica a digerire alcuni suoi bassi, le sue performance sono state il motivo per cui Milano ha giocato una Final Four e vuole raggiungerne un’altra.





