La NBA vista da dentro non è solo sfarzo e schiacciate, ma un business spietato, dove i giocatori sono spesso trattati come “figurine” da scambiare. Marco Belinelli, durante la chiacchierata con Alessandro Cattelan a Supernova, ha analizzato il lato oscuro della Lega americana, fatto di solitudine e scambi improvvisi, contrapponendolo però all’umanità straordinaria di Gregg Popovich, l’allenatore che lo ha portato sul tetto del mondo con i San Antonio Spurs.
Marco Belinelli e le trade: vite cambiate in poche ore
“Il momento più tosto in NBA è quello delle trade. Magliette, nomi, vite che cambiano da un giorno all’altro. Sei lì che ti leghi a una squadra e all’improvviso ti dicono: ‘Sei stato scambiato a Washington, vai tra 6 ore’. Io uso sempre il paragone, forse eccessivo, della figurina: ce l’hai, non ti serve più, la scambi. Ho visto compagni con famiglia e figli già integrati a scuola dover salutare tutti prima di un volo. È un ambiente molto individualista: in camera singola, se vuoi ti fai il room service e guardi un film, nessuno ti obbliga a mangiare insieme.
Ma a San Antonio con Popovich era diverso. Lui è una persona super colta, puoi parlarci di arte, guerra o vino. Avevamo questa gag sui ristoranti italiani: la prima volta mi consigliò un posto a San Antonio, ci andai con mio fratello ed era una merda. Glielo dissi e lui prese la sfida sul personale. Capitava che fossi in camera a guardare un film, bussavano alla porta ed era Pop che mi faceva portare un pezzo di torta o un tiramisù perché aveva trovato un posto nuovo. Mi ha insegnato che c’è una vita oltre la pallacanestro.”





