Raggiungere i playoff non era scritto da nessuna parte. Massimo Cancellieri lo sa bene, e lo dice senza giri di parole in un’intervista a Il T Quotidiano. Il coach teramano lascerà la panchina alla fine dei play-off. La sua stagione a Trento è stata un percorso accidentato, costruito pezzo dopo pezzo, con un gruppo giovane e inesperto che ha dovuto imparare quasi tutto da zero.
L’arrivo di Cancellieri all’Aquila non era privo di aspettative. Prendere il posto di Paolo Galbiati, beniamino del pubblico trentino e artefice della conquista della Coppa Italia, non è mai una posizione comoda. Il coach ci è arrivato dopo una stagione di alto livello al Paok di Salonicco, culminata con la finale di Fiba Europe Cup persa contro Bilbao. Un curriculum solido, ma un contesto completamente diverso da affrontare.
«Venivo da una situazione in cui mi son dovuto conquistare tutto mese dopo mese, complici i risultati, ho visto gradualmente crescere il rispetto di tutto l’ambiente. Sono un essere umano anche io e chiaramente il legame con la Grecia è ancora forte; doverlo ricostruire qui non è stato semplice, e spesso non ci sono riuscito. Sono state due esperienze diverse e come tali vanno vissute. Sono orgoglioso, però, di aver dato continuità al mio lavoro, raggiungendo quest’anno un traguardo simile a quanto fatto la passata stagione con una finale europea e un accesso ai playoff.»
Una squadra da costruire, non da gestire
Il punto di partenza era tutt’altro che rassicurante. Trento si è presentata ai nastri di partenza con una rosa molto giovane, piena di giocatori alla prima esperienza ad alti livelli. L’esordio contro Bourg ha reso tutto subito evidente: 19 punti segnati, una prestazione che sembrava quella di un gruppo radunato pochi minuti prima della palla a due. Da lì, il lavoro vero.
«La difficoltà principale è stata costruire la chimica. Quando hai ragazzi con poca esperienza, devi creare una sintonia che non viene da sola, ma nasce dal tempo passato insieme. Meno esperienza hai, più cose devi imparare da zero. Penso sia stato il leitmotiv di tutta la stagione.»
Nel mezzo, anche l’infortunio di DeVante’ Jones, che ha tolto un riferimento importante alla squadra per oltre un mese. Nonostante questo, Trento ha saputo reggere, ricalibrare gli equilibri e restare in corsa. Il girone di ritorno è stato complicato, con sfide contro Brescia, Reggio Emilia e Napoli — quest’ultima reduce da un cambio in panchina — oltre alle partite europee contro avversari come Besiktas, Virtus Bologna e Milano. Il ko contro Napoli aveva fatto temere il peggio, ma la squadra non ha mollato.
«In passato mi è capitato di allenare squadre che, trovandosi in situazioni di difficoltà e dovendo gestire la negatività di tante sconfitte di fila, alla fine mollavano la presa.»
Questa volta non è andata così. E Cancellieri ne è chiaramente soddisfatto, anche sul piano personale:
«Quest’annata è stata clamorosamente educativa, sotto davvero tanti punti di vista. Per me è una situazione nuova, per certi versi simile a quella vissuta a Biella, ma erano altri tempi. Trento mi ha dato tantissimi spunti e insegnamenti nuovi, soprattutto su come affrontare situazioni inedite. È stata un’annata in cui tutti siamo stati messi, non dico a dura prova, ma costantemente nella condizione di dover cercare aggiustamenti, di dover trovare soluzioni e di dover incastrare dei pezzi che, a dirla tutta, non era proprio così facile mettere insieme. Sono grato di averla vissuta.»
Ora ci sono i playoff. E l’obiettivo, dice Cancellieri, non cambia rispetto a quello di inizio stagione: divertirsi. Una parola che in bocca a un allenatore suona quasi come un manifesto, soprattutto dopo una stagione del genere. Per lui, come detto, sarà l’ultimo atto sulla panchina bianconera.
