Dopo un mese dalla nota con cui la società aveva ribadito che “Pallacanestro Brescia resta a Brescia”, il giorno successivo all’ufficialità del trasferimento del titolo sportivo della Leonessa da Brescia a Roma, Mauro Ferrari ha rotto il silenzio nel corso di una conferenza stampa. Di seguito i passaggi principali del suo intervento.
Le origini del progetto
“Partiamo dal 2016, quando Matteo e Graziella avevano bisogno di un aiuto economico. Da lì è iniziato un percorso che ci ha permesso di conoscere cosa significa fare Serie A. Nel 2020 siamo arrivati al massimo campionato grazie al lodo salva città: non dobbiamo dimenticare che anche quel provvedimento ha contribuito ai risultati raggiunti”.
L’investimento economico
“In questi anni abbiamo investito circa 30 milioni di euro. La razionalità deve essere alla base di ogni progetto e mi sembra che la città si sia dimenticata di quanto è stato fatto. Senza sostenibilità economica non si va da nessuna parte”.
Ferrari ha poi sottolineato come il sistema del basket italiano stia attraversando una fase di forte cambiamento, citando i casi di Trieste, Napoli e delle due realtà romane sostenute da capitali americani.
“Un buon padre di famiglia deve essere consapevole delle proprie disponibilità economiche. Un amministratore ha la responsabilità di rappresentare una città e deve capire quando è il momento di ripartire. Questa società non produce utili”.
Il futuro del basket a Brescia
Ferrari ha annunciato la volontà della famiglia di garantire la prosecuzione del settore giovanile e ha aperto alla possibilità di mettere a disposizione un titolo sportivo.
“Non ho nessun asso nella manica, ma credo sia giusto mettere questa opportunità nelle mani delle istituzioni. In questo momento in Italia ci sono due titoli di Serie A2 e due di Serie B disponibili. Penso che Bragaglio e Bonetti saranno disponibilissimi a farsi carico della nascita di una nuova squadra”.
L’idea è quella di cedere un titolo sportivo al Comune affinché venga affidato a una nuova realtà societaria, che possa decidere la categoria in base alle proprie disponibilità economiche.
“Un campionato di Serie B richiede circa 1-1,2 milioni di euro, mentre la Serie A2 circa 3,5 milioni. Io metto a disposizione un titolo sportivo”.
Ferrari ha aggiunto che esisterebbe anche un importante title sponsor interessato a sostenere un progetto di Serie B.
“Abbiamo poco tempo, ma il tempo c’è. Dobbiamo sederci attorno a un tavolo e decidere il futuro del basket in questa città”.
Le contestazioni e la vendita a Roma
“Con il clima che c’è fuori, riferendomi alle contestazioni dei tifosi, la mia partecipazione sarà esclusivamente di tipo finanziario e limitata al settore giovanile. Metto comunque a disposizione questa struttura”.
Sui dettagli della cessione del titolo sportivo a Roma, Ferrari ha ribadito di non poter aggiungere altro:
“I dettagli della vendita sono coperti da un patto di riservatezza e non posso comunicarli”.
Il rapporto con il territorio
Ferrari ha infine raccontato di aver tentato, senza successo, di coinvolgere l’imprenditoria locale.
“L’anno scorso ho convocato una cena con 40 imprenditori: hanno risposto soltanto due persone. Non è etico che la mia famiglia continui da sola a immettere liquidità nel basket cittadino. Posso farmi da parte e posso anche acquistare un titolo sportivo, ma abbassare i toni non farebbe male a questa città. Ci siamo dimenticati chi siamo e da dove veniamo: servirebbe un po’ di umiltà”.
“In Serie A da solo non ci torno più. Il basket mi ha dato tanto, ma mi ha anche richiesto tantissimo tempo, sottratto ai miei impegni personali. Non vi dirò quali sono i titoli sportivi in vendita, altrimenti il loro prezzo schizzerebbe alle stelle”.





