IL FLOATER COME ARMA
Wright ha dedicato il 18% dei propri possessi offensivi nella scorsa stagione agli isolamenti (1.1 punti per possesso). Come detto prima, palla in mano brucia spesso e volentieri il marcatore; detto delle sue lacune fisiche, Wright è bravissimo nell’usare il floater per anticipare i tentativi di stoppata dei lunghi. Quando si butta dentro è creativo nel finire, ma è anche ondivago nei risultati; cerca molto spesso il fallo e, se non riesce a battere l’uomo dal palleggio, allora difficilmente riesce a creare separazione: questo lo espone a stoppate da parte di giocatori più alti di lui. Nelle situazioni di iso perde molti meno palloni rispetto a quando gioca da handler in un P&R (2.7% contro 17.8% di frequenza di palle perse): la motivazione, ovviamente, riguarda la quantità inferiore di informazioni da processare, essendo solo un affare tra sé e il marcatore diretto. Per come usa la ‘lacrima’ per battere i lunghi ricorda un po’ Andrew Goudelock.
Anche in situazioni di contropiede segna 1.1 punti per possesso. Anche in questo caso, vale quanto detto sopra: rimane un giocatore che dà il meglio di sé se può attaccare dal palleggio a difesa non schierata. Si è preso invece pochissime triple, solo 14, ma ne ha segnate 7: se può rifinire l’azione tirando spot up è sicuramente un tiratore molto pericoloso.
In una squadra dove potrà spartirsi i compiti offensivi anche con altri giocatori (Musa, Bacon, Justin Anderson) potrà godere anche di più spazio rispetto al Buducnost, dove era IL riferimento offensivo. Dopo la gavetta, McKinley Wright IV potrebbe essere l’ultimo play-guardia mini a emergere anche in Eurolega.





