IL ROSTER
Andiamo ad analizzare i cambiamenti che ha subìto la squadra in vista del doppio impegno per la prossima stagione:
- COACH: JASMIN REPESA
- PM: Jeff Dowtin Jr, Marco Spissu, Stefano Saccoccia
- G: Jahami’us Ramsey, John Petrucelli
- AP: Zac Seljaas, Assane Sankarè, Leonardo Faggian
- AG: Jack White, Andrej Jakimovski
- C: Leonardo Totè, Guglielmo Caruso
Squadra fondamentalmente rivoltata rispetto a quella dell’anno scorso, fatta eccezione per Totè e Caruso, chiamati a ritagliarsi il proprio spazio e dire la loro in un gruppo che di talento ne ha veramente tanto. È l’unica squadra che può vantare due centri veri, italiani e di buon livello, cosa non scontata di questi periodi, ed è forse questo il punto di partenza da cui dovrebbe partire la società per iniziare a delineare la propria identità. Indubbiamente quando si inizia il mercato prendendo coach Repesa e Petrucelli si vuole in qualche modo far passare una dichiarazione implicita del tipo di campionato che si vorrà fare.
Il primo è ormai un califfo del nostro campionato che non ha bisogno di presentazioni, e che stava guidando Trapani nelle zone alte della classifica fino all’inizio dell’anno scorso. Jasmin Repesa avrà l’arduo compito di mettere tutti quanti sulla stessa linea d’onda, e allo stesso tempo di sfruttare nei momenti giusti il talento di giocatori come Dowtin e Ramsey, che saranno probabilmente i punti di riferimento principali della squadra. Per quanto riguarda John Petrucelli, è un giocatore che il nostro campionato conosce bene (quasi cinque stagioni tra Brescia e Trapani); la caratteristica più importante è che sa farsi notare senza segnare venti punti a partita: il suo è un lavoro silenzioso, fatto di difese arcigne, lavoro sporco, lotta e disponibilità per la squadra. Sarà prezioso perché in un quintetto dove tanti giocatori hanno bisogno di tanti possessi con la palla in mano per mettersi in ritmo, lui saprà farsi da parte e rendersi utile in altri modi.
Tornando alle due bocche di fuoco principali, Jeff Dowtin viene da un anno in Israele al Maccabi Tel Aviv, dove ha per la prima volta avuto modo di confrontarsi con l’Europa ad alto livello. Si potrebbe dire che la sua non è stata un’esperienza fortunata (8,1 ppt, 1.1 rpt, 2.4 apt in 17 minuti in EL), ma in realtà ha faticato a trovare spazio in una squadra che non ha mai avuto una chimica e che tendeva ad innervosirsi troppo. È un giocatore che ha trovato difficoltà nell’affacciarsi per la prima volta ad un campionato molto fisico, e la sua struttura longilinea (191 cm, 80 kg) non ha aiutato di certo. Ha però fatto vedere sprazzi di un giocatore che sa creare per sé stesso e per gli altri, soprattutto in situazioni dove il gioco è fermo: range illimitato di tiro (seppur con una meccanica rivedibile), decision making e visione di gioco sono i suoi punti forti. Questo, unito al fatto che in un contesto come Napoli può sostanzialmente avere le chiavi della squadra in mano e soprattutto confrontarsi con competizioni un po’ meno fisiche dell’Eurolega rendono la sua scelta comprensibile e possibilmente può essere un colpo passato sott’occhio da parte della dirigenza campana.
Un altro colpo che sicuramente ha fatto notizia è stato quello di Jahmi’us Ramsey: è l’autentico segno che questa società vuole fare sul serio, perché stiamo parlando del miglior realizzatore dello scorso campionato con Trieste. Non è scontato far rimanere in Italia un giocatore del genere e questo testimonia le grandi risorse messe a disposizione dal patron Rizzetta, poiché il giocatore aveva la corte di molte squadre di Eurolega, e questo non sorprende, perché il fisico e il talento della guardia proveniente dal Texas sono di livello superiore. Grande capacità di segnare in isolamento, con percentuali ottime (50% da 2 e 38% da tre), considerando che molto spesso quando l’attacco di Trieste non riusciva a sbloccarsi (ed è successo tante volte nel corso della passata stagione), era proprio Ramsey a tirare fuori dai guai i compagni, con canestri dal coefficiente di difficoltà altissimo. C’è da migliorare il decision making e il rapporto assist/palle perse, ma non mancano gli elementi nella squadra per farlo.
Altro colpo interessante è sicuramente quello di Zac Seljaas, proveniente dall’Asvel dove nell’ultima stagione ha fatto registrare 6.7 ppt, 3.0 rpt, 1.1 apt in 20 minuti di utilizzo in EL. La parte più interessante sta proprio nelle statistiche: non sono importanti. È il classico lungo undersize (200 cm) ma che sa correre in transizione e può rendersi utile in attacco in tanti modi, sia muovendosi senza palla con tagli sul fondo, ma anche come tiratore sugli scarichi dei compagni (41% 3pt in Germania e 43% in BCL). Non stiamo parlando di un giocatore atletico e dinamico, ma di un’ala massiccia che sa come svolgere il proprio lavoro ed è uno di quelli che ogni allenatore vorrebbe avere in squadra. Questo si nota soprattutto in difesa: energia, grande QI, propensione al rimbalzo sono le caratteristiche principali che mette a disposizione, unito al fatto che è sempre l’ultimo a mollare. Seljaas ha tutte le potenzialità per entrare nei cuori dei tifosi napoletani, essendo naturalmente un trascinatore di folle, inoltre si incastra bene con il tipo di giocatore duro e utile che Repesa vuole sempre: sarà, con ogni probabilità, il cosiddetto “pretoriano”, l’uomo di cui fidarsi insieme a Petruccelli per andare in guerra. Per ogni approfondimento, qui trovate il nostro scouting sul giocatore.
Anche il profilo di Jack White sembra essere interessante: proviene da un’ottima annata in Turchia con il Mersin, dove ha disputato anche la Champions League. È da molti allenatori definito il “glue guy” cioè il collante che sa rendersi utile alla squadra in tantissimi modi. In questo sembra essere simile a Seljaas, ma ha caratteristiche differenti, in quanto a differenza del sopra citato non sviluppa un tiro da tre punti così importante, seppur in via di miglioramento. Sa però correre in contropiede e ha tempi di reazione eccellenti che gli permettono di prendere molti rimbalzi in attacco (quasi due a partita la scorsa stagione). Anche in difesa possiede sia il fisico per poter marcare le ali più stazzate e i centri, sia la mobilità laterale per poter sopperire ai cambi di velocità delle ali più agili.
La vera scommessa può essere considerata Assane Sankarè, classe 2007 che la scorsa stagione ha militato in A2 a Rimini ed è letteralmente esploso nel percorso che ha portato la compagine romagnola in finale Playoff. Dotato di mezzi fisici devastanti (220 cm di apertura alare), è un lungo di 206 cm che può svolgere tranquillamente le mansioni di 3, 4 e 5. Sa correre il campo, ha una mobilità strabiliante e dei tempismi perfetti quando si tratta di bloccare e tagliare verso il ferro. L’importanza delle doti atletiche lo si è notato soprattutto quando è riuscito a catturare ben 15 rimbalzi in una singola partita, proprio nei playoff. È il classico giovane con esperienza da maturare, quindi può peccare nelle solite decisioni in difesa, in IQ, e soprattutto ciò che può preoccupare è il contatto diretto dall’A2 ai vertici della Serie A e con l’Eurocup, soprattutto considerando che il suo sviluppo è avvenuto in maniera repentina e quasi inaspettatamente. Vedremo se saprà rispettare le aspettative, ma coach Repesa ci ha abituato negli anni a saper valorizzare i giovani e a formare giocatori compiuti a trecentosessanta gradi.
Andrej Jakimovski, già visto a Trento l’anno scorso (11,6 ppt 6 rpt 0,7 apt in 23,8 minuti in Eurocup) è stato uno dei profili più monitorati da parte delle squadre europee di questa estate. Dotato di un ottimo tiro da tre punti, sa farsi trovare pronto sugli scarichi e possiede in generale un grande QI cestistico che gli permette di prendere sempre le soluzioni migliori per la squadra. Sa mettere palla a terra nonostante i 203 cm, ma deve ancora migliorare sui passaggi e sulle penetrazioni verso il ferro, considerando che potrebbe incontrare difensori più fisici o ali più veloci che potrebbero rubargli il pallone. Sicuramente è un giocatore che può tornare utile in tante situazioni, considerando soprattutto che è dotato di status di “italiano” avendo svolto le giovanili alla Reyer Venezia.
Completiamo con Marco Spissu, un ritorno nel campionato italiano dopo la sua esperienza biennale al Basket Zaragoza in ACB (7,5 ppt 1,8 rpt 4,2 apt in circa 22 minuti di utilizzo). Complice la sua esperienza in un campionato molto simile all’Eurocup per fisicità e talento, la dirigenza napoletana ha pensato bene di riportare in Italia un playmaker d’ordine, che sappia alternarsi a Dowtin o agire da comprimario per smistare assist ai compagni e intervenire con il tiro da tre punti nei momenti decisivi della partita. Non è un semplice cambio che serve per far rifiatare la stella, ma un giocatore che unisce qualità di gioco, leadership e tiro da tre punti con l’esperienza maturata nei massimi campionati europei.
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