Staff, proprietà e back office

Staff tecnico voto 4 e 8: la gestione Buscaglia ha il suo picco nella vittoria di Pesaro, una vittoria dell’allenatore bravo a prendere decisioni forti e leggere la partita. Poi una serie di bassi, prestazioni via via peggiori e l’impressione di un distacco tra il coach ed il gruppo che eseguiva senza convinzione, con epilogo umiliante a Scafati. La scelta di Pancotto, partito da assistente, aveva incontrato l’iniziale scetticismo della piazza. Il coach si è rimboccato le maniche e ha rivitalizzato Stewart, fondamentale nel rush finale che è valso una salvezza ad un certo punto insperata.
Proprietà 6: se ne dovessimo fare una questione di sforzi economici, il voto sarebbe decisamente più alto. L’impegno a portare in città anche le finali di Next Gen Cup è la dimostrazione di voler mettere Napoli sulla mappa della pallacanestro. Il neo è la troppa permeabilità alle critiche social che ha creato una specie di sindrome da accerchiamento che non ha giovato all’ambiente. Importante la presa di coscienza successiva, la ristrutturazione dell’organigramma ha anche l’effetto di filtrare gli spifferi dannosi.
Back office 5: il voto si alza per l’effettiva dimostrazione del talento di alcuni singoli deludenti nella prima parte di stagione e rinati nella seconda, tuttavia si abbassa per la querelle sull’ala forte, culminata nell’errore marchiano di spendere un visto per Emmitt Williams, entrato in campo 4′ contro la Reyer Venezia e subito dopo rilasciato. Sul mercato, poi, c’è stata carenza di giocatori capaci di giocare off the ball.





